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Ryuichi Sakamoto: Coda (2017)

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Ryuichi Sakamoto: Coda (2017)Musica e cinema si incontrano e si raccontano a vicenda in Ryuichi Sakamoto: Coda, nuovo documentario di Stephen Nomura Schible, già produttore di Lost in translation di Sofia Coppola, presentato Fuori concorso alla settantaquattresima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.

La figura dello stimato musicista e compositore nipponico, conosciuto in tutto il mondo per aver realizzato alcune tra le più importanti colonne sonore del secolo scorso (L'ultimo imperatore, Furyo, Piccolo Buddha), viene raccontata con grande eleganza e delicatezza, riuscendo a coglierne numerosi aspetti, senza mai cadere in una rappresentazione troppo didascalica o incompleta del personaggio. Partendo dall'impegno sociale di Sakamoto nella sua terra d'origine, il film si addentra con il passare dei minuti nella sfera più privata della vita del compositore, trattando senza fronzoli il difficile tema della malattia che nel 2014 ha rischiato di compromettere per sempre la sua carriera nel mondo della musica. Emozionanti gli aneddoti raccontati in prima persona sulla realizzazione di alcune delle colonne sonore che hanno regalato fama e successi a Sakamoto: dal recente The Revenant di Alejandro González Iñárritu, alle incredibili e frenetiche collaborazioni con Bernardo Bertolucci tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta. Il tutto nel nome della musica e della ricerca, quasi ossessiva, di un suono puro e il più possibile duraturo, perfetta antitesi rispetto alla finitezza dell'essere umano. Il documentario di Stephen Nomura Schible raggiunge l'apice mettendo in scena l'importanza che i suoni e le immagini hanno avuto nella vita di Sakamoto che, durante il film, non nasconde mai la passione per i modelli che hanno ispirato la sua carriera: da Bach fino a Tarkovskij. In una sequenza particolarmente riuscita, il compositore si sofferma a descrivere come il pianoforte, essendo uno strumento composto da elementi naturali, modificati dall'uomo, tenda a scordarsi non tanto per il passare del tempo o le avverse condizioni di conservazione, quanto piuttosto per il desiderio degli elementi che lo compongono di ritornare alla loro forma originale. Il rispetto della natura delle cose è fondamentale per comprendere l'arte di Sakamoto, negli ultimi anni sempre più legato alla difesa e al sostegno delle tematiche ambientali. Più che amore per il proprio lavoro, verrebbe da pensare quasi a una devozione nei confronti di un'arte che ha saputo regalare tante gioie e soddisfazioni a un artista del suo calibro. Leggermente dilatato e dispersivo in alcune sequenze centrali, il documentario mantiene nell'insieme una grande coerenza stilistica e, unendo preziosi materiali d'archivio a interviste inedite, diventa una preziosa testimonianza per apprezzare, da un punto di vista esclusivo, uno dei musicisti più interessanti del nostro tempo.

 


paese: Giappone, USA
anno: 2017
regia: Stephen Nomura Schible
sceneggiatura: Stephen Nomura Schible
attori: -



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