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Yi Chongjun, INTERNO COREANO CON SEQUESTRO (1980)

interno coreano con sequestroYi Chongjun (1939-2008), tra gli scrittori più innovativi e sensibili del Novecento coreano, appartiene alla cosiddetta Generazione 4.19, venuta alla ribalta negli anni '60 dopo la liberazione dal colonialismo giapponese e alla fine della guerra di Corea, la prima ad aver studiato su testi in hangul (la scrittura coreana), piuttosto che su classici cinesi. Gli ideali di libertà e superamento dalla spirale nichilista conseguenti al dominio straniero, esito dalla rivoluzione democratica fallita a inizio anni '60, continuano a trasparire anche negli scritti successivi. Interno coreano con sequestro (Ku norae tashi puruji mot hane) è un romanzo breve in forma di thriller psicologico uscito originariamente nel 1980, che tramite la ricostruzione di un rapimento dispiega le contraddizioni di una società diseguale, povera e ancora profondamente ferita.

 

Mostra del cinema di Venezia 2013

mostra_del_cinema_venezia_2013_moebiusProsegue l'opera di sistematica de-orientalizzazione portata avanti dalla nuova gestione di Alberto Barbera alla Mostra del cinema di Venezia. Non si sa se per disinteresse o per un preciso disegno. Di fatto il cinema Far East sembra ormai dirigersi verso la città eterna. Venezia si affida ai nomi noti, ma ormai in parabola inesorabilmente discendente come Kim Ki-duk, cavallo forte del direttore che lo aveva lanciato nella sua precedente gestione veneziana, o Tsai Ming-liang. Moebius, presentato Fuori concorso, segna un ritorno del regista sudcoreano a un cinema disturbante, della crudeltà: evirazioni folli, famiglia disfatta, bizzarrie grafiche e un crescendo che sfiora e supera i limiti della commedia demenziale, in alcuni punti. Dopo il ritorno alle atmosfere degli esordi con Pietà, qui si concede un film più estremo stilisticamente (nessun dialogo). Il regista taiwanese, che pure è stato lanciato da Venezia, era invece in concorso con Stray Dogs (Jiaoyou), cui è stato assegnato il Gran Premio della Giuria, un coacervo abbastanza raffazzonato di immagini e tematiche proprie del suo immaginario.

 

Anim'Est - International Animation Film Festival 2013

animest_logoL'Anim'Est di Bucarest è una bella realtà nell'ambito dei festival di cinema d'animazione, una kermesse in progressiva crescita, tanto da diventare l'evento cinematografico più importante della capitale rumena – e probabilmente tra i principali del Paese insieme al TIFF di Cluj-Napoca e all'Astra di Sibiu, dedicato ai film documentari. Il programma presentato è sicuramente di qualità, ben articolato, con varie sezioni competitive dedicate ai lungometraggi, ai corti e ai prodotti degli studenti, cui si aggiungono serate a tema con animazioni horror e varie retrospettive dedicate a paesi, scuole di cinema, festival, case di produzione e autori ospiti.

 

Country Hotel (Thailandia, 1957)

country_hotel_0Tutti i classici nascono quasi sempre come un miscuglio di audacia e calcoli. Sarebbe comunque azzardato affermare che Rattana Pestonji per il suo esordio dietro la macchina da presa abbia pensato all’Hitchcock di Nodo alla Gola: Rattana ha scelto di rischiare tanto, ma non troppo, girando una delle prime produzioni in 35 millimetri nella storia del cinema tailandese, per di più senza ricorrere al doppiaggio. La scelta di mantenere a oltranza l’unita di luogo in Country Hotel (Rong Raem Narok) è stata dettata senz’altro da ragioni produttive: più facile anche catturare il suono in un unico ambiente che rischiare una cattiva resa girando in esterni.

 

Transilvania International Film Festival 2013

transilvania_iff_2013_logoI grandi festival, quelli blasonati, sono noti: Cannes, Venezia, Berlino e pochi altri. Il Transilvania Film Festival ha poco da invidiare a questi giganti e anzi, dopo appena 11 edizioni, è da considerarsi a tutti gli effetti una di quelle kermesse che contano e di livello altissimo, così come testimoniato dall’accreditamento ufficiale della manifestazione da parte della FIAPF (Federazione Internazionale Produttori Cinematografici).

 

East Palace West Palace (1996)

east_palace_west_palace_0aSfidando senza mezzi termini censura e autorità cinesi, Zhang Yuan compone un film intenso, ricco di ambiguità e sfumature che, attraverso i racconti del protagonista, confondono e attraggono lo spettatore, lasciandolo fino alla fine in sospeso tra immaginazione e realtà.

 

Polizieschi d'Oriente: Qiu Xiaolong racconta la Cina

qiu_xiaolongSfogliando pagina dopo pagina i volumi di Qiu Xiaolong, anche chi non avesse mai intrapreso un viaggio in Cina verrebbe catapultato direttamente nelle affollate strade delle metropoli cinesi, si ritroverebbe a divorare ravioli al vapore e sorseggiare pregiato tè Longjing ripetendo a mente poesie di antiche dinastie. Classificati come polizieschi, i romanzi di Qiu Xiaolong hanno la caratteristica straordinaria di inquadrare la società cinese da molti punti di vista in modo tutt'altro che scontato. Attraverso gli occhi dell'ispettore capo Chen Cao, protagonista delle misteriose indagini narrate, il lettore si immerge in un mondo fatto di regole scritte e non scritte, di tradizioni millenarie e di cambiamenti inarrestabili.

 

Omosessualità e Tian'anmen: da Beijing Story a Lan Yu

omosessulait_e_tienanmen_lan_yu_1Cosa succede quando due grandi tabù della società cinese vengono inseriti in un romanzo e poi addirittura trasposti in un film? Una prima conseguenza è inevitabilmente la censura. Ciò non avviene però quando l'autore ha la geniale e sofferta pensata di far circolare la sua sua opera in forma anonima sul web: è questo il caso di Beijing Story (1996). L'anonimato dell'autore non ha solo consentito che questi non fosse perseguitato nella vita privata, ma ha anche giocato un ruolo fondamentale nella diffusione dell'opera che ancora, dopo tanti anni, riesce a fare scalpore. Cinque anni dopo l'uscita del romanzo, nel 2001, il regista hongkongese Stanley Kwan decide di trarne un film di altrettanto successo, Lan Yu.

 

Emperor Tomato Ketchup (1971)

emperor_tomato_ketchup_0Parabola unica, quella di Terayama Shuji nel cinema nipponico. La sua figura va assegnata al girone degli iconoclasti come Fassbinder e Pasolini negli anni Settanta. Sebbene l’artista giapponese sia lungi dall’essere considerato un cineasta della domenica, l’ondata di riconoscimenti postumi non è ancora arrivata dal circuito festivaliero che conta. E forse è proprio la profilicità ad aver penalizzato il cinema intermittente di Terayama, messo in ombra da un’attività teatrale febbrile con la compagnia Tenjo Sajiki.

 

No Blood No Tears (2002)

no_blood_no_tears_0Una tassista irascibile con un passato burrascoso, vessata al lavoro e fuori, con un marito che la lascia in un mare di debiti e nelle mani della mafia. La pupa di un gangster ed ex-pugile violento e misogino, presa a pugni e calci con qualsiasi pretesto. Un trio di delinquentelli ambiziosi, che punta a entrare nel giro della boxe clandestina. I loro destini si intrecciano in una scarica di botte che lascia una copiosa scia di sangue dietro di sé.

 

Our Sunhi (2013)

our_sunhi_0Sun-hi, studentessa di cinema, è al centro delle attenzioni di tre uomini: il suo ex, Mun-su, il suo professore, Choi, e il regista Jae-hak. Ma anche i tre uomini si conoscono e, inconsapevoli, parlano tra loro di Sun-hi; i dialoghi e i consigli finiscono così per ripetersi e intrecciarsi, fino a perdere di significato.

 


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