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Painted Skin: The Resurrection (2012)

painted_skin_2_the_resurrection_0Dopo l'inatteso successo di Painted Skin (Gordon Chan, 2008), ecco l'immancabile reprise, questa volta diretto dall'estroso Wuershan: il budget aumenta, tornano gli stessi attori, a esclusione di Donnie Yen, ma in ruoli diversi, e si amplifica l'orizzonte di una commistione tra fantastico, storico e melodrammatico dai toni sempre più brarocchi e frastornanti. Il cuore di una doppia storia d'amore tragico è infatti ricoperta da una glassa stratificata di effetti digitali in cgi roboanti, ralenti insistiti, musiche mielose, visuali spericolate, inquadrature prospettiche sbilenche e un sano gusto per l'esagerazione più caciarona. Painted Skin: The Resurrection, anche noto più semplicemente come Painted Skin 2, si salva solo grazie alla genuina propensione allo stupore della messa in scena e alla professionalità dei protagonisti, ma è costretto a cedere sotto l'onda montante della sua grandeur fuori controllo.

 

Sunshine Boys (2012)

sunshine_boys_0Dopo il cortometraggio Ten Million, parte del progetto collettaneo Short! Short! Short! (2010), e l'horror autoriale sottotono The Pot (2008), Kim Tae-gon torna con un piccolo film dal sapore indipendente sulla crescita, l'amicizia e il desiderio d'amore. Sunshine Boys fa riunire tre ex compagni di scuola a un anno dal diploma, durante un incontro di due giorni con uno di loro, nel frattempo partito per il servizio di leva. Nonostante lo snodo drammatico (la consegna di una lettera della fidanzata del novello soldato) sia continuamente rimandato, il film mantiene salda la sua visione minimale, e riesce a coinvolgere con dialoghi asciutti, uno sguardo sereno sul momento di passaggio all'età adulta, con il suo portato di aspirazioni e delusioni, e l'alchimia naturale tra i tre protagonisti, perfetti nel loro compassato contegno - non a caso premiati con un riconoscimento collettivo per il miglior attore nella sezione Korean Cinema Today del Busan International Film Festival.

 

Good-for-Nothing / Rokudenashi (1960)

good_for_nothing_0In risposta al nascente successo della televisione e al riscontro di pubblico dei film storici violenti prodotti da Toei e sulla nuova gioventù della Nikkatsu, anche la tradizionalista Shochiku cerca di sperimentare strade inedite, dando spazio a giovani assistenti alla regia: apripista fu Oshima Nagisa con A Street of Love and Hope (1959), seguito da Shinoda Masahiro  con One Way Ticket to Love (1960) e dall'esordio di Yoshida Yoshishige, che fin dal titolo, Rokudensahi ("buono a nulla"), moltiplicato a schermo nei titoli di testa, gridava tutta la sua rabbia nichilista. Appartenente al filone taiyozoku ("tribù del sole"), decrive giovani rampanti che eludono le tradizioni sociali giapponesi per gettarsi nell'edonismo individualista portato del crescente successo economico nazionale, punto di rottura non solo tematico, ma anche formale: con eleganti movimenti di macchina e una cura sorprendente per la disposizione delle luci e la composizione delle inquadrature, Yoshida imprime un salto che fa pensare a Fino all'ultimo respiro di Jean-Luc Godard, uscito solo qualche mese prima nei cinema francesi, e che è cardine del suo progresso stilistico culminato in Eros + Massacre (1969).

 

Egg and Stone (2012)

egg_and_stone_0Esordio nel lungometraggio consapevole e maturo per la giovane regista indipendente cinese Huang Ji, classe 1984, laureata in sceneggiatura della Beijing Film Academy. Egg and Stone (Jidan he shitou) costruisce la sua storia opprimente a partire dalla composizione meticolosa dell'inquadratura, con un'attenzione per i particolari che dall'apparente manierismo si dimostra invece fulcro della messa in scena, in grado di comunicare le peculiarità del mondo interiore dei protagonisti. La macchina da presa fissa e il montaggio ritmato creano un contrasto con le modalità narrative ermetiche, che si prendono il loro tempo per esporre il contesto, di cui si rimane inizialmente all'oscuro.

 

Gf*Bf / Girlfriend Boyfriend (Taiwan, 2012)

gf_bf_0Dopo il divertente Orz Boys (2008), che presentava il mondo dell'infanzia dalla prospettiva dei bambini, Yang Ya-che mostra tutte le sue ambizioni raccontando dell'amicizia e dell'amore tra due ragazzi e una ragazza lungo venticinque anni di storia taiwanese. Tra il tenore sorridente di You Are the Apple of My Eye (Giddens Ko, 2011) e le modalità lucenti di Eternal Summer (Leste Chen, 2006), un ritratto complesso che articola le difficoltà del mondo queer come metafora del percorso verso la libertà politica e sociale di Taiwan. Una seconda parte più traballante e qualche concessione di troppo alle aspettative del pubblico non cancellano gli articolati riferimenti e l'alchimia spasmodica tra i protagonisti.

 

Memories Look at Me (2012)

memories_look_at_me_0Esordio nel lungometraggio di Song Fang sotto gli auspici di Jia Zhang-ke, qui co-produttore e produttore esecutivo. Mescolando documentario e finzione, la giovane regista cinese racconta il quotidiano familiare durante una visita ai genitori da parte della figlia che vive a Beijing. Coinvolgendo i suoi reali consanguinei e recitando in prima persona, Song presenta uno spaccato compassato e intimo di una famiglia, in cui piccoli ricordi si mescolano a eventi dolorosi, elaborate rimembranze si accompagnano ai silenzi contemplativi della lunga comunanza. Passato nella sezione Cineasti del presente al festival di Locarno, è stato premiato come miglior opera prima.

 

Azooma (2012)

azooma_0Lee Ji-seung è stato tra i produttori di successi che vanno da Sex is Zero (2002) a Tidal Wave/Haeundae (2009): per il suo esordio alla regia sceglie un thriller su una donna che decide di vendicare da sola la violenza subita dalla figlioletta, dopo esser stata abbandonata da autorità e polizia. Nonostante la struttura articolata, che prevede l'intersezione di diversi piani temporali a scompaginare la narrazione, e la frontalità adottata (il montato finale è sotto l'ora e venti, inusuale per un film coreano), Azooma rimane didascalico, tanto più inespressivo e inerte quanto più urlato, spudorato nello sfruttare un tema complesso per esacerbare la commozione del pubblico, che non è comunque in grado di gestire.

 

Another (2012)

another_0Da un corposo romanzo di Ayatsuji Yukito uscito nel 2009, riedito nel 2011 in versione illustrata da Ito Noiji, sono stati tratti un manga in quattro volumi (2010), una serie animata in dodici episodi, andata in onda nella prima parte del 2012, e ora un live action, uscito nelle sale giapponesi a inizio agosto. Another è un prodotto cross-mediale completo, cui manca probabilmente solo l'approdo ai videogiochi, ha il setting usuale di molti teen-horror giapponesi - le aule scolastiche. In questo caso una antica maledizione torna a tormentare un ragazzino di salute cagionevole, trasferitosi nella scuola un tempo frequentata dalla madre. L'atmosfera inizialmente colma di misteri, più attenta alle interazioni sociali nel contesto scolastico che a banali tattiche di spavento, scolora progressivamente sotto i colpi di una mole farraginosa di coincidenze, ritorni ed escamotage sovrannaturali.

 

Land of Hope, The (2012)

land_of_hope_0Dopo il grido lacerante di Himizu (2011), Sono Sion torna a ragionare sul disastro di Fukushima con un film complesso e sfaccettato, aperto tanto alla speranza del titolo, quanto alla rabbia e alla disperazione. Ispirato a testimonianze raccolte sul campo, The Land of Hope non è però un documentario, tanto che preferisce costruire un evento immaginario, slegato dalla cronaca, ma proprio per questo dal sapore ancora più universale. Inizialmente l'impostazione è classica, ma proprio come in Be Shure to Share (2009) i richiami a un cinema strettamente narrativo, dalla messa in scena rigorosa, si sfaldano in deragliamenti lancinanti: l'apparente compostezza si frantuma di fronte al montare dell'inquietudine, della paura, della paranoia. Cullati dalle note crepuscolari di Mahler, i personaggi seguono correnti diverse, non univoche, ciascuno preda di un istinto di conservazione che trova uno sbocco solo nella condivisione e nell'amore di chi sta loro più vicino.

 

When Night Falls (2012)

when_night_falls_0Film ispirato a un evento di cronaca del 2008, in prossimità delle Olimpiadi di Pechino, fatto che ne ha aumentato la visibilità internazionale. Nella periferia di Shanghai, un ragazzo viene fermato perché alla guida di una bicicletta non registrata e, pare, malmenato dalla polizia. Non riuscendo a ottenere giustizia per il torto subito, il giovane entra in un distretto e uccide sei agenti, ferendone altri. La condanna capitale viene eseguita poco tempo dopo, lasciando dubbi procedurali e punti non risolti. Ying Liang, regista e sceneggiatore indipendente, grazie alla produzione coreana nell'ambito del Jeonju Digital Project del Jeonju International Film Festival ripresenta gli eventi dal punto di vista della madre, Wang Jinmei, che tenta di comprendere i motivi del gesto e al contempo di navigare nel complesso sistema giudiziario cinese.

 

Our Homeland (2012)

our_homeland_0Dopo due documentari a tema, Dear Pyongyang (2005) e Sona, the Other Myself (2009), che partivano dal suo vissuto personale, la regista giapponese di origini coreane Yang Yong-hi fa il suo esordio nel lungometraggio di finzione con una storia semi-autobiografica divisa tra Giappone e Corea del Nord. Una storia di dolore che sprofonda nelle radici della diaspora, dilaniata tra ideologia e sopravvivenza, denuncia dell'insensatezza di un regime che si ostina alla chiusura e alla impermeabilità totale, ma anche del pregiudizio verso gli emigrati di seconda e terza generazione in Giappone. Un sistema di incomunicabilità che non può rescindere, anche oltre la speranza, il legame tra un fratello e una sorella, nonostante l'abisso che li divide.

 


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