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Memories Look at Me (2012)

memories_look_at_me_0Esordio nel lungometraggio di Song Fang sotto gli auspici di Jia Zhang-ke, qui co-produttore e produttore esecutivo. Mescolando documentario e finzione, la giovane regista cinese racconta il quotidiano familiare durante una visita ai genitori da parte della figlia che vive a Beijing. Coinvolgendo i suoi reali consanguinei e recitando in prima persona, Song presenta uno spaccato compassato e intimo di una famiglia, in cui piccoli ricordi si mescolano a eventi dolorosi, elaborate rimembranze si accompagnano ai silenzi contemplativi della lunga comunanza. Passato nella sezione Cineasti del presente al festival di Locarno, è stato premiato come miglior opera prima.

 

Our Homeland (2012)

our_homeland_0Dopo due documentari a tema, Dear Pyongyang (2005) e Sona, the Other Myself (2009), che partivano dal suo vissuto personale, la regista giapponese di origini coreane Yang Yong-hi fa il suo esordio nel lungometraggio di finzione con una storia semi-autobiografica divisa tra Giappone e Corea del Nord. Una storia di dolore che sprofonda nelle radici della diaspora, dilaniata tra ideologia e sopravvivenza, denuncia dell'insensatezza di un regime che si ostina alla chiusura e alla impermeabilità totale, ma anche del pregiudizio verso gli emigrati di seconda e terza generazione in Giappone. Un sistema di incomunicabilità che non può rescindere, anche oltre la speranza, il legame tra un fratello e una sorella, nonostante l'abisso che li divide.

 

Outrage Beyond (2012)

outrage_beyond_0In seguito alla presa di potere di Kato del clan Sanno, avvenuta eliminando il boss yakuza precedente, ma mascherando il reale colpevole, il cane sciolto Otomo è rimasto ai margini, fingendosi morto per sfuggire alle ritorsioni dei Sanno. Le voci sulla reale versione dei fatti e il ritorno in azione di Kimura, alleato di Otomo, preparano la strada a una violenta vendetta.

 

Mostra del cinema di Venezia 2012

venezia2012_locandinaEra iniziata all’insegna delle battute di Alberto Barbera sui film a sorpresa cinesi e dell’allontanamento dell’ingombrante ombra mulleriana; come tale, la 69. Mostra del Cinema di Venezia non poteva che tradursi in un ridimensionamento quantitativo della compagine dell’Estremo Oriente. Così è stato, ma è pur vero (e in fondo quanto avvenuto non stupisce più di tanto) che il Leone d’Oro è andato proprio laggiù, in Corea del Sud, quasi a ribadire che il precedente cerimoniere, oggi sfrattato, non detiene alcun diritto di esclusività sulle cinematografie di quell'area.

 

Flowers of War, The (2011)

flowers_of_war_0Da un libro di Yan Geling, Zhang Yimou trae un commovente blockbuster, tra i più costosi film della storia cinematografica cinese, che rievoca le atrocità dell'occupazione di Nanchino da parte dei giapponesi partendo dal microcosmo che gravita intorno a una chiesa, suo malgrado rifugio per studentesse, cortigiane e un tanetoesteta sotto le mentite spoglie di un prete. Ricordo di atti disumani ancora oggi vivo, il massacro avvenuto nel 1937 è stato ritratto al cinema innumerevoli volte, come nel recente, toccante City of Life and Death di Lu Chuan (2009): The Flowers of War, pur concentrato su un caso particolare, trova la giusta prospettiva per esportarlo a una platea internazionale, grazie anche alla presenza di Christian Bale come protagonista.

 

Love for an Idiot / La gatta giapponese (1967)

love_for_an_idiot_0Commedia dai toni amari che riprende lo scontro tra tradizione e occidentalizzazione nel Giappone industrializzato per trasferirlo alla relazione tra un salaryman maturo e una giovane moga (contrazione di "modern girl"). Masumura Yasuzo prende nuovamente spunto da Tanizaki Junichiro, privilegiando in questo caso toni scanzonati, e mette in scena un'ossessione amorosa che passa dalla dominazione alla sottomissione in un concentrato di colori, suoni e movenze sixties.

 

Black Dawn (2012)

black_dawn_0Da un romanzo di Aso Iku già trasposto in miniserie tv in sei episodi (Gaiji keisatsu, 2009), Horikirizono Kentaro trae uno spin-off spionistico da guerra fredda che interpola la sicurezza nazionale con spie nordcoreane, agenti sudcoreani infiltrati e la possibile esplosione di un ordigno nucleare. Con molti personaggi a contendersi la presenza sullo schermo e un generale senso di staticità, Black Dawn regala solo qualche caratterizzazione tagliente e uno sguardo disincantato sulle relazioni intergovernative durante la gestione delle crisi.

 

Escape from Japan (1964)

escape_from_japan_0Nell'anno delle Olimpiadi a Tokyo, le prime in Asia, Yoshida Kiju, alias Yoshida Yoshishige, realizza un noir arroventato e nervoso che si rivolta contro tutta la società giapponese. La disastrosa rapina di tre fuorilegge a una casa d'appuntamenti si trasforma in una fuga jazzata che ribalta il concetto d'azione in immobilità: il protagonista, dopo un duplice omicidio, è in una corsa costante contro la polizia, ma è ancorato a un elastico che continua ad arrestarne il movimento, nel ritornare alla donna cui ha salvato la vita, e che in realtà è la sua unica salvezza. Un film spigoloso, urlato, anche nella recitazione che scompone l'usuale contegno giapponese, ma febbrile nelle sue aspirazioni metafisico-nichiliste.

 

Three Sisters (2012)

three_sisters_0Wang Bing torna al documentario e lascia il suo Shanxi per immortalare uno spaccato di miseria anche più allarmante. Obiettivo questa volta la provincia dello Yunnan, in particolare la zona montuosa, in cui a 3000 metri di altitudine vivono famiglie indigenti, che mangiano patate - il grano non cresce ad alta quota - e bevono l'acqua di un ruscello. L'illuminazione è affidata a bracieri improvvisati, mentre la macchina da presa rimane per lo più statica e si muove seguendo la quotidianità di tre sorelle, in particolare dell'operosa Ying, costretta ad assumere il ruolo di madre (e spesso di padre) per la famiglia. Denutrite e abituate a vivere nell'oscurità, le tre sorelle Ying, Zhen e Fen, di 10, 8 e 6 anni, sembrano ancora più giovani della loro età, coperte dal fango e sottratte prematuramente alla pienezza di una vita che possa definirsi tale; le loro espressioni imbronciate, determinate, afflitte sono colte in ogni possibile sfumatura.

 

Black Test Car, The / Vettura nel buio (1962)

black_test_car_0Da un romanzo di Kajiyama Sueyuki, ulteriore discesa di Masumura Yasuzo nell'oscuro mondo del marketing e dello spionaggio industriale dopo Giants and Toys (1958). Questa volta il settore è quello automobilistico, e i toni meno sincopati, più plumbei, come si tratti di un film di spie da guerra fredda, virato noir: lo sottolineano il bianco e nero ruvido della fotografia e la minuziosa composizione delle inquadrature, che sfruttano il cinemascope a tagliare i corpi e la profondità di campo in spazi sempre angusti per approfondire il senso di continua cospirazione. Lo stile è più composto e classico rispetto ad altri exploit di Masumura, a rimanere è la critica dirompente al materialismo e la lucidità nel descrivere un mondo senza pressoché eroi.

 

Irezumi (1966)

irezumi_0Da uno dei primissimi racconti di Tanizaki Junichiro (Il tatuaggio/Shisei, 1909), Masumura Yasuzo trae un film fibrillante e spietato, immerso in un simbolismo morboso, pregno di una violenza non solo fisica nel descrivere i rapporti di forza tra le classi e i sessi. Irezumi indaga gli sconfinamenti che si instaurano tra l'atto di possedere e l'essere posseduto, tra pulsioni predatorie e annullamento nella sottomissione, trasformando l'oggetto del desiderio - la donna nella sua incarnazione demoniaca, come da fantasia maschile - in un soggetto autonomo di vendetta. Tra erotismo soffuso e sangue, un'opera ambigua, squilibrata, affascinante.

 


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