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Ultimi aggiornamenti

Ghastly / Gisaeng Spirit (2011)

ghastly_0Horror estivo che punta sulla violenza - più insistita e cruenta rispetto a White: The Melody of the Curse (2011) e The Cat (2011) - per innescare una messa in discussione dell'unità e dei ruoli all'interno della famiglia tradizionale. L'esordio di Ko Seok-jin, assistente di Min Byung-chun in Phantom the Submarine (1999) e Natural City (2003), cerca di sorpassare i confini del genere in un discorso teorico più ampio, ma una sceneggiatura involuta, tecniche di suspence abusate e una certa insipienza dei protagnonisti condannano l'operazione a ricadere nei più banali cliché sulla possessione infantile.

 

Paradise Kiss (2011)

paradise_kiss_0Dal manga di Yazawa Ai, pubblicato a partire dal 2000 e animato in una serie televisiva in dodici episodi nel 2005, arriva un live action ipercolorato e ultrazuccheroso che tenta di bissare il successo delle trasposizioni di Last Quarter (2004) e dei due Nana (2005-6). Il film ha convinto molti fan del fumetto, ma ha un'atmosfera laccata che nuoce alla sua credibilità, e un gusto vistosamente kitsch e scombinato nei guardaroba impiegati. Resta un racconto di maturazione e innamoramento leggero e sbarazzino, con parentesi tragiche e palpitazioni assortite, ambientato in un mondo della moda idealizzato.

 

Sector 7 (2011)

sector_7_0Dopo la commedia rurale Mokpo, Gangster's Paradise (2003) e il più impegnato May 18 (2007), Kim Ji-hoon si lancia nella prima megaproduzione in 3D della storia del cinema coreano. E fallisce su larga scala. Visto in 2D il film può anche perdere in spettacolarità, ma rimangono ben evidenti le macroscopiche lacune narrative e produttive che sfiancano anche le migliori intenzioni. Incongrua versione ambientata su una piattaforma petrolifera di Alien (1979), Sector 7 manca di idee, di spunti visivi, è caotico nella presentazione di storia e personaggi, non riesce a integrare attori e ambienti ricreati al computer, lascia alla deriva la creatura mostruosa che avrebbe dovuto esserne lo snodo cruciale. Anche gli incassi sono stati più bassi del previsto - pur se non disastrosi - grazie al passaparola che ha sgonfiato l'hype da pubblicità massiva.

 

Intervista a Enkhtaivan Agvaantseren

enkhtaivan_agvaantserenEnkhtaivan Agvaantseren è un regista, attore, cantante e compositore mongolo. Ha iniziato la sua carriera cinematografica come regista di documentari, in particolare con Khan Khentii Mountain (2003) e The Children of Ghenggis Khan (2004). Quindi il passaggio al cinema di finzione con A Pearl in the Forest (2008) e The Sky Son (2012). Attualmente insegna al Music and Dance College di Ulaanbataar e presiede la società di produzione Idugan Entertainment.

 

Letter to Momo, A (2011)

letter_to_momo_0Momo ha undici anni ed è orfana di padre, tragicamente scomparso in mare durante una delle sue ricerche. I continui viaggi del padre avevano spinto Momo a litigare con lui, proprio lo stesso giorno in cui è partito. Ora Momo si sente in colpa, per non aver potuto chiedere scusa, e custodisce gelosamente una lettera non finita, anzi appena iniziata, diretta a lei. Vi è scritto solo “Cara Momo”. Con sua madre, Momo lascia la città per trasferirsi nella piccola isola di Shio, nel mare interno. Ma la vita isolana getta in depressione la giovane, che passa le sue giornate a chiedersi cosa mai il padre desiderasse scriverle. Come se non bastasse, a Shio iniziano ad accadere strani eventi e tre strampalate presenze soprannaturali fanno la loro comparsa. Il tutto sembra legato a Momo, alla scomparsa di suo padre e a un libro antico che Momo trova nella soffitta della sua nuova casa.

 

Confucius / Confucio (2010)

confucius_0V secolo a.C.: il saggio Kong Qiu – per l'occidente sarà Confucio – viene accolto a corte dal re di Lu, nella speranza che il suo contributo possa moderare la barbarie diffusa nel regno, preda di faide tra i suoi feudatari. Tanto su questioni di pace che in faccende di guerra, Kong Qiu si distingue per le sue brillanti intuizioni, divenendo Capo Consigliere e attirandosi le ire dei vassalli del re, desiderosi di sbarazzarsi dello scomodo filosofo. Costretto all'esilio, Kong Qiu inizia una lunga peregrinazione per i regni cinesi, senza mai rinunciare ai suoi ideali né alla speranza di tornare a Lu.

 

Cat, The (2011)

cat_0Classico horror estivo che prende come spunto di partenza i gatti, animali considerati inquietanti e misteriosi fin dall'antichità in molte culture. Lo svolgimento è formulaico, basandosi sulle usuali tattiche di spavento sonore e di montaggio, ma riesce a mantenere desta l'attenzione senza sbavature o cadute di tono. Lo sfondo animalista è vagamente pretestuoso (l'indifferenza con cui vengono uccisi i gatti), eppure nel suo piccolo The Cat è costruito con coerenza e passione. Il limite evidente è semmai l'incapacità di ritrarre la grazia felina e melliflua dei gatti con il dovuto estro.

 

Come Rain Come Shine (2011)

come_rain_come_shine_0Lee Yoon-ki torna all'analisi di solitudine e quotidianità già presenti nel suo esordio (This Charming Girl, 2004), accompagnandole a una storia su un matrimonio finito. Lavorando per sottrazione e pause contemplative, scava il vuoto intorno ai due protagonisti: ma dove nel precedente My Dear Enemy (2008) riusciva a inscrivere le derive dei personaggi in un microcosmo vivo ed evoluto, qui adotta un minimalismo artsy già mostrato in Ad-Lib Night (2006) e Love Talk (2005), puntando su un'atmosfera d'attesa che monta senza poi esplodere in una direzione precisa. Un cinema del sentire già perfettamente riconoscibile, contraltare del più diretto Hong Sang-soo, che però qui evapora nell'inconsistente.

 

Juliets (Taiwan, 2010)

juliets_0Un omnibus che raccoglie tre storie d'amore ambientate in tre periodi diversi della storia di Taiwan. Denominatore comune è in qualche modo lo sfondo tragico e il richiamo allo Shakespeare di Romeo e Giulietta, con quest'ultima evocata nei nomi dei tre protagonisti. Tre storie minimali, dallo stile consapevole e ricercato, che compongono un'elegia dimessa di sentimenti puri. Con tutti i limiti delle operazioni a tema che riuniscono punti di vista distanti, Juliets rimane un ottimo ensemble che coglie diverse sfumature del nuovo cinema taiwanese.

 

Intervista a Kim Dong-ho

kim_dong-hoLa seguente intervista a Kim Dong-ho si è svolta a Cracovia, in occasione della quarta edizione dell’Off Plus Camera Film Festival, dove l’ex direttore del Busan International Film Festival è stato invitato a partecipare come giurato.

 

Winter Vacation (2010)

winter_vacation_0Il cinema cinese - dove per Cina si intende quella Popolare e continentale - soffre di due patologie gravi: il confronto con un potere politico che non lascia scampo alla creatività e una tendenza, spesso perniciosa, al gigantismo. Quando questi due grandi nemici sono aggirati - fenomeno che avviene assai di rado - piovono opere di rilevanza assoluta, tanto più se si pensa alle difficoltà affrontate per portarle a termine (si pensi a Wang Bing, per esempio). Tra queste non può che figurare Winter Vacation, un vero e proprio corpo estraneo nella produzione nazionale: potrebbero appartenere a un Kaurismaki corrosivo o a un episodio di South Park i dialoghi di un film che uccide con sistematicità ogni parvenza di ritmo narrativo per obbligare il pubblico a vivere la medesima stasi che regna nel gelo della Mongolia cinese.

 


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