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Sunny (2011)

sunny_2011_0Di riflessioni sull'amicizia messa alla prova del tempo, dalle scuole alla maturità, è piena la storia del cinema, ma se si riesce a incrociare personaggi equilibrati, il giusto tono nostalgico e qualche tocco da commedia per stemperare, l'empatia con il pubblico è immediata: ne è prova il successo clamoroso di Sunny, al momento secondo incasso coreano dell'anno, superato solo dallo storico d'azione Arrow, the Ultimate Weapon. Kang Hyeong-cheol, dopo il divertente ma altalenante Scandal Makers/Speed Scandal (2008),  regola la scrittura e compone con intelligenza dramma e spensieratezza, costruendo il film sulle numerose attrici protagoniste - irresistibili. Film corale al femminile che non si limita a calcare la mano (spesso eccessivamente) su personaggi e dialoghi accentuati, ma che riesce anche a inserire un percorso di riscoperta della propria individualità, disancorata dal ruolo sociale (di moglie o madre) cui la società confuciana spesso relega le donne.

 

Arrow, the Ultimate Weapon / War of the Arrows (2011)

arrow_ultimate_weapon_0Il maggiore incasso dell'anno in Corea, dopo il sorpasso ai danni dell'inatteso successo Sunny, è un'avventura storica dal forte retrogusto nazionalista. Un film d'azione dal soggetto risicato sorretto da una messa in scena maestosa, che trasforma in epica ogni gesto e sguardo, gonfiando a dismisura i sentimenti grazie al montaggio serrato e alla frenesia della macchina da presa. Dopo il mystery con risvolti da commedia Paradise Murdered (2007) e il thriller Handphone (2009), Kim Han-min consolida la sua posizione nell'industria coreana e relega blockbuster annunciati come Sector 7 e Quick alle retrovie.

 

Raid, The (Indonesia, 2011)

raid_0Una squadra speciale della polizia prende d'assalto il condominio-fortezza di un signore della droga, anche se si rende conto ben presto di essere attesa dai criminali. E l'accoglienza non è delle migliori. Gareth Huw Evans è gallese di nascita ma indonesiano d'adozione, tanto che la componente europea del suo cinema risulta sostanzialmente assente; uno sprezzo del pericolo come quello ammirato in The Raid resta patrimonio di altre latitudini. L'Indonesia si conferma terra devota al cinema di genere e così Evans, come Brian Yuzna prima di lui, in cerca di manodopera a basso costo e voglia sincera di exploitation, confeziona qualcosa che assomiglia molto a un nuovo standard, un punto di riferimento con cui fare i conti per molto cinema che del disprezzo del politicamente corretto ha fatto una religione.

 

AL TEMPO DI PAPÀ (1995)

al_tempo_di_papaRomanzo a fumetti in volume unico dal tono soffusamente nostalgico che racconta di ricordi e legami familiari con un tocco compassionevole memore di Ozu Yasujiro. Le illustrazioni morbide e brulicanti dettagli di Taniguchi Jiro accompagnano in un salto temporale dal Giappone d'oggi a quello appena uscito dalla seconda guerra mondiale. L'impostazione è solidamente classica, con la lenta riscoperta di sentimenti sopiti o dimenticati, ma le emozioni trapelano dalla pagina grazie alla narrazione compassata, che si prende il suo tempo per tratteggiare nei particolari i protagonisti, dai gesti quotidiani al loro sentire profondo.

 

FINE DEL MONDO E PRIMA DELL'ALBA, LA (2008)

fine_del_mondo_e_prima_dell_albaVolume unico che raccoglie dieci storie autoconclusive e due brevi scritti di Asano Inio a seguire il successo di Solanin (2005-6). Con l'introspezione umbratile e la narrazione disconnessa che lo caratterizzano, il giovane mangaka, classe 1980, offre un viaggio malinconico nella periferia dei grandi centri urbani, dove giovani qualunque si dibattono in piccoli dilemmi quotidiani. Con disegni controllati dominati dagli sguardi e dalle espressioni dei volti, un concentrato di teen angst e minimalismo che pur non riuscendo mai a farsi racconto compiuto, trasforma situazioni strampalate in poesia intimista. Ottimo volume, con l'unica pecca di presentare in bianco e nero le quattro tavole iniziali, originariamente a colori, che però - data la natura episodica - è più indicato per chi già conosca e apprezzi altre opere di Asano.

 

Ghastly / Gisaeng Spirit (2011)

ghastly_0Horror estivo che punta sulla violenza - più insistita e cruenta rispetto a White: The Melody of the Curse (2011) e The Cat (2011) - per innescare una messa in discussione dell'unità e dei ruoli all'interno della famiglia tradizionale. L'esordio di Ko Seok-jin, assistente di Min Byung-chun in Phantom the Submarine (1999) e Natural City (2003), cerca di sorpassare i confini del genere in un discorso teorico più ampio, ma una sceneggiatura involuta, tecniche di suspence abusate e una certa insipienza dei protagnonisti condannano l'operazione a ricadere nei più banali cliché sulla possessione infantile.

 

Blind (2011)

blind_0Secondo lungometraggio di Ahn Sang-hoon dopo l'altalenante horror Arang (2006), sempre nell'alveo dei film di genere: in questo caso si tratta di un thriller formulaico con protagonista una ragazza diventata cieca in seguito a un incidente, vittima delle minacce di un possibile serial killer. Ritmo e costruzione dei personaggi riescono a incuriosire, tenendo desta l'attenzione, salvo un finale scombinato ed esagerato che rovina parzialmente la resa. Gli incassi sono stati comunque lusinghieri.

 

Front Line, The (2011)

front_line_0Nuova magniloquente messa in scena del conflitto coreano, visto questa volta nei suoi strascichi finali, a pochi mesi dalla tregua definitiva che sanciva i confini al 38° parallelo. Jang Hun, aiuto di Kim Ki-duk che ha subissato il maestro in popolarità grazie a Rough Cut (2008) e soprattutto Secret Reunion (2010), riesce a coniugare in questo caso spettacolarità e riflessione in qualche modo pacifista. Il punto di vista è quello dei soldati di prima linea nell'inutile e ripetuta battaglia per conquistare e riconquistare una insignificante collina di fango e sangue: perdità dell'umanità e disperazione sono i soli esiti possibili. Candidato ufficiale della Corea del Sud agli Oscar per il miglior film straniero, ha generato qualche polemica di verosimiglianza e non è esente da difetti, ma riesce a coinvolgere e far inorridire nelle sue brutalità bipartisan.

 

Tomie: Unlimited (2011)

tomie_unlimited_0Nono capitolo nel franchise di Tomie, ispirato al crepitante manga di Ito Junji. Il fatto che una storia insinuante e avvolgente, per nulla diretta nella costruzione delle spire di terrore, fosse stata affidata alle cure di Iguchi Noboru, notoriamente poco incline alle sottigliezze, come dimostrano i lidi gore e grotteschi raggiunti da The Machine Girl (2008) e Robo-geisha (2009), poteva destare qualche preoccupazione. Tomie: Unlimited però si dimostra una rivisitazione schizzata e strisciante della figura liminale di Tomie, eterno perturbante femminile-adolescenziale. Iguchi tiene sotto controllo il suo lato più camp, lasciandolo debordare solo in una manciata di sequenze deragliate, riuscendo a costruire un'atmosfera fibrillante nella relazione tra le due sorelle protagoniste. Ne rimane un film imperfetto, ma efficace nella sua meditata immediatezza.

 

Dazai Osamu, IL SOLE SI SPEGNE (1947)

sole_si_spegneDecadimento e perdita della speranza si intrecciano nel romanzo più conosciuto di Dazai Osamu, tra i più influenti e insofferenti scrittori del panorama novecentesco giapponese, morto suicida nel 1948 a soli 39 anni. Un racconto scritto in prima persona, protagonista una giovane aristocratica, che esplode in una pluralità di voci sulla fine di un'epoca - quella del Giappone imperialista e nazionalista sfociato nella seconda guerra mondiale e nella conseguente resa incondizionata figlia di Hiroshima e Nagasaki. Purtroppo l'importanza dell'opera è sminuita dall'edizione italiana, tradotta dalla versione americana da Luciano Bianciardi per la prima volta nel 1959, con conseguente revisione di Luciana Bianciardi, e introdotta da un ormai antiquato saggio di Donald Keene, firmato nel 1956, che pecca di esotismo e orientalismo. Resta comunque un romanzo fondamentale.

 

Paradise Kiss (2011)

paradise_kiss_0Dal manga di Yazawa Ai, pubblicato a partire dal 2000 e animato in una serie televisiva in dodici episodi nel 2005, arriva un live action ipercolorato e ultrazuccheroso che tenta di bissare il successo delle trasposizioni di Last Quarter (2004) e dei due Nana (2005-6). Il film ha convinto molti fan del fumetto, ma ha un'atmosfera laccata che nuoce alla sua credibilità, e un gusto vistosamente kitsch e scombinato nei guardaroba impiegati. Resta un racconto di maturazione e innamoramento leggero e sbarazzino, con parentesi tragiche e palpitazioni assortite, ambientato in un mondo della moda idealizzato.

 


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