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Tomie: Unlimited (2011)

tomie_unlimited_0Nono capitolo nel franchise di Tomie, ispirato al crepitante manga di Ito Junji. Il fatto che una storia insinuante e avvolgente, per nulla diretta nella costruzione delle spire di terrore, fosse stata affidata alle cure di Iguchi Noboru, notoriamente poco incline alle sottigliezze, come dimostrano i lidi gore e grotteschi raggiunti da The Machine Girl (2008) e Robo-geisha (2009), poteva destare qualche preoccupazione. Tomie: Unlimited però si dimostra una rivisitazione schizzata e strisciante della figura liminale di Tomie, eterno perturbante femminile-adolescenziale. Iguchi tiene sotto controllo il suo lato più camp, lasciandolo debordare solo in una manciata di sequenze deragliate, riuscendo a costruire un'atmosfera fibrillante nella relazione tra le due sorelle protagoniste. Ne rimane un film imperfetto, ma efficace nella sua meditata immediatezza.

 

FINE DEL MONDO E PRIMA DELL'ALBA, LA (2008)

fine_del_mondo_e_prima_dell_albaVolume unico che raccoglie dieci storie autoconclusive e due brevi scritti di Asano Inio a seguire il successo di Solanin (2005-6). Con l'introspezione umbratile e la narrazione disconnessa che lo caratterizzano, il giovane mangaka, classe 1980, offre un viaggio malinconico nella periferia dei grandi centri urbani, dove giovani qualunque si dibattono in piccoli dilemmi quotidiani. Con disegni controllati dominati dagli sguardi e dalle espressioni dei volti, un concentrato di teen angst e minimalismo che pur non riuscendo mai a farsi racconto compiuto, trasforma situazioni strampalate in poesia intimista. Ottimo volume, con l'unica pecca di presentare in bianco e nero le quattro tavole iniziali, originariamente a colori, che però - data la natura episodica - è più indicato per chi già conosca e apprezzi altre opere di Asano.

 

Ghastly / Gisaeng Spirit (2011)

ghastly_0Horror estivo che punta sulla violenza - più insistita e cruenta rispetto a White: The Melody of the Curse (2011) e The Cat (2011) - per innescare una messa in discussione dell'unità e dei ruoli all'interno della famiglia tradizionale. L'esordio di Ko Seok-jin, assistente di Min Byung-chun in Phantom the Submarine (1999) e Natural City (2003), cerca di sorpassare i confini del genere in un discorso teorico più ampio, ma una sceneggiatura involuta, tecniche di suspence abusate e una certa insipienza dei protagnonisti condannano l'operazione a ricadere nei più banali cliché sulla possessione infantile.

 

Cat, The (2011)

cat_0Classico horror estivo che prende come spunto di partenza i gatti, animali considerati inquietanti e misteriosi fin dall'antichità in molte culture. Lo svolgimento è formulaico, basandosi sulle usuali tattiche di spavento sonore e di montaggio, ma riesce a mantenere desta l'attenzione senza sbavature o cadute di tono. Lo sfondo animalista è vagamente pretestuoso (l'indifferenza con cui vengono uccisi i gatti), eppure nel suo piccolo The Cat è costruito con coerenza e passione. Il limite evidente è semmai l'incapacità di ritrarre la grazia felina e melliflua dei gatti con il dovuto estro.

 

Come Rain Come Shine (2011)

come_rain_come_shine_0Lee Yoon-ki torna all'analisi di solitudine e quotidianità già presenti nel suo esordio (This Charming Girl, 2004), accompagnandole a una storia su un matrimonio finito. Lavorando per sottrazione e pause contemplative, scava il vuoto intorno ai due protagonisti: ma dove nel precedente My Dear Enemy (2008) riusciva a inscrivere le derive dei personaggi in un microcosmo vivo ed evoluto, qui adotta un minimalismo artsy già mostrato in Ad-Lib Night (2006) e Love Talk (2005), puntando su un'atmosfera d'attesa che monta senza poi esplodere in una direzione precisa. Un cinema del sentire già perfettamente riconoscibile, contraltare del più diretto Hong Sang-soo, che però qui evapora nell'inconsistente.

 

Juliets (Taiwan, 2010)

juliets_0Un omnibus che raccoglie tre storie d'amore ambientate in tre periodi diversi della storia di Taiwan. Denominatore comune è in qualche modo lo sfondo tragico e il richiamo allo Shakespeare di Romeo e Giulietta, con quest'ultima evocata nei nomi dei tre protagonisti. Tre storie minimali, dallo stile consapevole e ricercato, che compongono un'elegia dimessa di sentimenti puri. Con tutti i limiti delle operazioni a tema che riuniscono punti di vista distanti, Juliets rimane un ottimo ensemble che coglie diverse sfumature del nuovo cinema taiwanese.

 

Dazai Osamu, IL SOLE SI SPEGNE (1947)

sole_si_spegneDecadimento e perdita della speranza si intrecciano nel romanzo più conosciuto di Dazai Osamu, tra i più influenti e insofferenti scrittori del panorama novecentesco giapponese, morto suicida nel 1948 a soli 39 anni. Un racconto scritto in prima persona, protagonista una giovane aristocratica, che esplode in una pluralità di voci sulla fine di un'epoca - quella del Giappone imperialista e nazionalista sfociato nella seconda guerra mondiale e nella conseguente resa incondizionata figlia di Hiroshima e Nagasaki. Purtroppo l'importanza dell'opera è sminuita dall'edizione italiana, tradotta dalla versione americana da Luciano Bianciardi per la prima volta nel 1959, con conseguente revisione di Luciana Bianciardi, e introdotta da un ormai antiquato saggio di Donald Keene, firmato nel 1956, che pecca di esotismo e orientalismo. Resta comunque un romanzo fondamentale.

 

Paradise Kiss (2011)

paradise_kiss_0Dal manga di Yazawa Ai, pubblicato a partire dal 2000 e animato in una serie televisiva in dodici episodi nel 2005, arriva un live action ipercolorato e ultrazuccheroso che tenta di bissare il successo delle trasposizioni di Last Quarter (2004) e dei due Nana (2005-6). Il film ha convinto molti fan del fumetto, ma ha un'atmosfera laccata che nuoce alla sua credibilità, e un gusto vistosamente kitsch e scombinato nei guardaroba impiegati. Resta un racconto di maturazione e innamoramento leggero e sbarazzino, con parentesi tragiche e palpitazioni assortite, ambientato in un mondo della moda idealizzato.

 

Sector 7 (2011)

sector_7_0Dopo la commedia rurale Mokpo, Gangster's Paradise (2003) e il più impegnato May 18 (2007), Kim Ji-hoon si lancia nella prima megaproduzione in 3D della storia del cinema coreano. E fallisce su larga scala. Visto in 2D il film può anche perdere in spettacolarità, ma rimangono ben evidenti le macroscopiche lacune narrative e produttive che sfiancano anche le migliori intenzioni. Incongrua versione ambientata su una piattaforma petrolifera di Alien (1979), Sector 7 manca di idee, di spunti visivi, è caotico nella presentazione di storia e personaggi, non riesce a integrare attori e ambienti ricreati al computer, lascia alla deriva la creatura mostruosa che avrebbe dovuto esserne lo snodo cruciale. Anche gli incassi sono stati più bassi del previsto - pur se non disastrosi - grazie al passaparola che ha sgonfiato l'hype da pubblicità massiva.

 

Intervista a Enkhtaivan Agvaantseren

enkhtaivan_agvaantserenEnkhtaivan Agvaantseren è un regista, attore, cantante e compositore mongolo. Ha iniziato la sua carriera cinematografica come regista di documentari, in particolare con Khan Khentii Mountain (2003) e The Children of Ghenggis Khan (2004). Quindi il passaggio al cinema di finzione con A Pearl in the Forest (2008) e The Sky Son (2012). Attualmente insegna al Music and Dance College di Ulaanbataar e presiede la società di produzione Idugan Entertainment.

 

Letter to Momo, A (2011)

letter_to_momo_0Momo ha undici anni ed è orfana di padre, tragicamente scomparso in mare durante una delle sue ricerche. I continui viaggi del padre avevano spinto Momo a litigare con lui, proprio lo stesso giorno in cui è partito. Ora Momo si sente in colpa, per non aver potuto chiedere scusa, e custodisce gelosamente una lettera non finita, anzi appena iniziata, diretta a lei. Vi è scritto solo “Cara Momo”. Con sua madre, Momo lascia la città per trasferirsi nella piccola isola di Shio, nel mare interno. Ma la vita isolana getta in depressione la giovane, che passa le sue giornate a chiedersi cosa mai il padre desiderasse scriverle. Come se non bastasse, a Shio iniziano ad accadere strani eventi e tre strampalate presenze soprannaturali fanno la loro comparsa. Il tutto sembra legato a Momo, alla scomparsa di suo padre e a un libro antico che Momo trova nella soffitta della sua nuova casa.

 


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