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Ultimi aggiornamenti

Always (2011)

always_0Annunciato ingresso di Song Il-gon nel regno del cinema di intrattenimento commerciale, Always è un melodramma dall'impianto classico, dalla struttura robusta e dalla scrittura formulaica, che nonostante i molti cliché riesce a strappare fino all'ultima lacrima entro l'ultimo dei tanti finali, grazie soprattutto all'ottima alchimia tra So Ji-sub e Han Hyo-joo. Presentato al Busan International Film Festival come film d'apertura, ha avuto la sfortuna di esordire nei cinema coreani in contemporanea al fenomeno Punch, di Lee Han, che lo ha subissato al botteghino.

 

Seven Samurai / I sette samurai (1954)

seven_samurai_0Da sempre e per sempre un punto di riferimento, oltre che uno dei rari casi in cui l'enfasi, più che consentita, è benvenuta, I sette samurai di Kurosawa Akira vanta tante imitazioni quanti sono i plausi ricevuti negli anni. Per trent'anni ne è circolata una versione ridotta, insignita del Leone d'Oro, prima di una nuova epifania di durata superiore alle tre ore. Che è giusto quanto basta per affrontare tematiche che abbracciano il mondo dei samurai, dei contadini e dei briganti ma nel farlo abbracciano l'umanità intera, quella folla di minuscoli esseri che abitano, ma spesso infestano, il pianeta Terra. Come per Boccaccio l'evento della peste permetteva di scavare negli anfratti dell'animo umano, così per Kurosawa è il medioevo dei predoni – quello di Rashômon, per intenderci, anche se ambientato nel periodo Heian – a fornire il terreno ideale per mettere in scena le più diverse sfaccettature dell'uomo.

 

BACIO DI MARTE, IL (2008)

bacio_di_marteVolume unico che racconta un amore puro scolastico con accenti yuri: Kishi Torajiro, che in passato si era dedicato al ben più esplicito Maka-Maka, e che pare particolarmente attratto dalle tematiche saffiche più voyeuristiche, elabora qui una storia dolce e furba al contempo. Semplice e lineare, ma con una scelta di inquadrature e tagli delle tavole cinematografica, Il bacio di Marte è la storia di un'infatuazione inaspettata e dal futuro incerto.

 

Return to Burma (Taiwan, 2011)

return_to_burma_0Nato in Birmania, ma cresciuto a Taiwan, Midi Z ha fatto diversi lavori prima di dedicarsi al cinema. Con il suo lungometraggio d'esordio, dopo una manciata di corti, torna al suo paese d'origine, superando quella cortina di impenetrabilità che lo ammanta, e ne restituisce i colori, i silenzi, le paure, la povertà, la voglia di fuga, in una vivisezione in presa diretta della volontà di cambiamento spoglia e per questo maestosa. Con uno stile controllato basato su lunghi piani sequenza con macchina fissa e sullo sfruttamento della profondità di campo (come nell'incipit, con gli operai in campo lungo e poi ripresi da vicino), e una scrittura rarefatta che ha il sapore del documentario, Return to Burma può risultare scostante, alieno, ma riesce a scavare in profondità nel vissuto di un paese troppo a lungo lasciato alla deriva.

 

Dear Enemy (2011)

dear_enemy_0La coppia alla base del successo di Go Lala Go! (2010), formata dalla regista, sceneggiatrice e attrice Xu Jinglei e dall'attore e modello Stanley Huang, torna per un'altra commedia sentimentale ambientata nel mondo dell'alta finanza. Dear Enemy appare in effetti come un rilancio più ambizioso e consapevole del precedente film, meno perso in luccicori e mercificazione dei prodotti e più attento alle scalate in borsa del nuovo modello economico globale. La partenza pare quasi un thriller economico memore di Life without Principle (Johnnie To, 2011), solo meno working class hero e più elitario, poi lo sfarzo di montaggio e inquadrature tese si perde nella solita rincorsa amorosa che sa di melassa, ma lo sfarzo produttivo è maturo per un confronto diretto con Hollywood: stessa grammatica e stessa grandeur, salvo che qui il capitalista buono è quello che assicura gli interessi cinesi - come a dire che a cambiare è solo la prospettiva, non certo il retroterra teorico.

 

ANIME UNIVERSITY (2006)

anime_universitySotto le fattezze di un libro divertente, si nasconde un volume abbastanza complesso. Sì, Anime University – L'improbabile scienza dei cartoni animati giapponesi non è un libro semplice alla lettura e si vede la formazione scientifica di Yanagita Rikao.

 

Intervista a Kenneth Paul Tan

kenneth_paul_tanKenneth Paul Tan è professore associato presso la Lee Kuan Yew School of Public Policy della National Univerity of Singapore, dove insegna dal 2007. Da sempre impegnato in ambito culturale e cinematografico, è a capo del Board of Directors dell’Asian Film Archive, organizzazione indipendente che si occupa della conservazione del patrimonio cinematografico asiatico. Lo intervistiamo proprio in relazione all’attività dell’archivio.

 

Lost in Paradise (Vietnam, 2011)

lost_in_paradise_0Tra i primi film vietnamiti a parlare apertamente di omosessualità maschile senza condannarla o trasformarla in stereotipo macchiettistico, Lost in Paradise riesce a mantenere toni leggeri da commedia nonostante la drammatica brutalità di alcuni aspetti raccontati. In un triangolo amoroso imperfetto, tra miseria, desideri traditi e sopraffazione, una parabola di educazione sentimentale dolce, anche se con la tendenza a trascendere nel melenso. Al di là degli inutili inserti di una storia secondaria più scopertamente metaforica e semplicistica, Vu Ngoc Dang riesce a costruire un film ammiccante e accattivante nelle sue tonalità pastello che si confondono nelle notti di una città sovraffollata.

 

Quick (2011)

quick_0Uno dei simboli, insieme a Sector 7, del fallimento al botteghino coreano dei blockbuster ad alto budget programmati nel 2011, Quick è una dispendiosa e disperata giostra variopinta, ancorata agli anni '80 (dal punto di vista estetico, simbolico, persino teorico) e per questo fuori tempo massimo; una giostra isterica e misogina, fracassona e incoerente, con una recitazione urlata e sopra le righe, una trama in filigrana e una messa in scena che richiama l'incosciente incrocio tra un Fast & Furious sbroccato e un cinepanettone deprimente.

 

I Carried You Home (Thailandia, 2011)

i_carried_you_home_0Da una storia che potrebbe adattarsi al contesto indie di qualsiasi latitudine - il tragitto di due sorelle tra loro distanti per riportare al villaggio natale la salma della madre morta improvvisamente - Tongpong Chantarangkul trae un esordio rigoroso e calmo, capace di scavare nelle incomprensioni delle due protagoniste, mentre intorno si succedono paesaggi spogli e piccoli imprevisti. Con intermezzo di flashback a raccontare la situazione antecedente, I Carried You Home costruisce un ritratto intimo di una famiglia tailandese contemporanea stretta tra aneliti al miglioramento, attaccamento per le tradizioni (la passione della madre per le canzoni popolari) e spinte centrifughe (la sorella maggiore che vive e lavora all'estero, quella minore che studia nella capitale Bangkok).

 

TENNO, L'IMPERATORE (1995)

tenno_l_imperatoreEdizioni Socrates è una casa editrice sempre molto curata nelle sue pubblicazioni. Ha sempre fatto scelto editoriali di qualità, sia nella narrativa che nella saggistica, dando spazio ad autori o temi di alto profilo intellettuale. Kurosawa Akira lo è sicuramente e non sorprende, quindi, trovare nel catalogo questo piccolo Tenno, l’Imperatore – Il cinema di Akira Kurosawa, pubblicato in occasione delle proiezioni di pellicole del regista giapponese tenutesi dal dicembre ’95 al gennaio ’96 presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma.

 


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