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Ultimi aggiornamenti

Speed Angels (2011)

speed_angels_0Forse ideato come scommessa per contraddire lo stereotipo negativo che vorrebbe le donne incapaci al volante, Speed Angels è un action-drama eccessivo e inconsistente, capace però di non prendersi troppo sul serio e furbo nello sfruttare l'abbinamento donne-motori. Il referente di colori sgargianti e mood ridanciano è senza dubbio lo Speed Racer dei Wachowski (2008), ma entro binari di narrazione più classica, in un confronto vinto con la contemporanea produzione cinese Racing Legends (2011), di Norman Law e Han Zhixia, stantio e serioso.

 

Million Dollar Crocodile (2012)

million_dollar_crocodile_0Ingresso della cinematografia cinese nei creature feature con effetti speciali in digitale: Million Dollar Crocodile offre un coccodrillo femmina della lunghezza di otto metri e del peso di due tonnellate che si libera nella zona di Hangzhou, nella provincia di Zhejiang. Lin Lisheng, al suo terzo lungometraggio dopo il satirico The Other Half (2007) e la commedia nera ecologista A Disappearing Village (2010), il primo con decise mire commerciali, non è però interessato alla solita formula che presenta un animale gigantesco assetato indistintamente di sangue, e quindi pronto a sbranare in modalità splatter tutto quello che si muove: vira piuttosto l'attenzione sul grottesco, concentrandosi su personaggi strampalati e assai diversi tra loro, riuniti nella caccia alla belva.

 

Helpless (2012)

helpless_0Adattamento cinematografico coreano del mystery di Miyabe Miyuki Il passato di Shoko (1992), indagine sulla scomparsa di una donna che era anche un esame meticoloso delle storture della società giapponese del dopo bolla economica. Byeon Yeong-joo, che dopo una manciata di documentari è passata alla finzione con il sovraccarico Ardor (2002) e la commedia romantica Flying Boys (2004), trasforma il testo in un thriller classico, accentuandone i toni melodrammatici: se nel testo originale il protagonista era indiscutibilmente il disilluso detective, qui la scena è spartita con l'amante tradito. La scelta mitiga la portata del racconto, portando in primo piano il cocciuto attaccamento dell'uomo sopra al dramma personale vissuto dalla donna, ma è anche una probabile necessità dovuta alle intrinseche diversità tra i due paesi.

 

Kick, The (2011)

kick_0Dopo lo statunitense Elephant White (2011), con Kevin Bacon e Djimon Hounsou, Prachya Pinkaew si conferma il regista tailandese commercialmente più esportabile dirigendo una co-produzione con la Corea del Sud: The Kick è un classico action di arti marziali per famiglie dal ritmo frenetico e la trama inconsistente, con buon dispiegamento di coreografie spettacolari, un blando tocco comico e il naufragio in un finale allo zoo meno epico degli scontri antecedenti.

 

Architecture 101 (2012)

architecture_101_0Il regista del discreto horror Living Death/Possessed (2009), già attivo nel reparto produttivo di molti film di Song Il-gon (The Magicians, Feathers in the Wind, Spider Forest), torna con un velato mélo sospeso tra presente e passato, con le ripercussioni di un amore di gioventù sulle relazioni attuali. Tra il primo anno di università e l'attività di architetto, la scelta è di mettere a confronto due coppie di attori, a marcare il salto temporale e soprattutto caratteriale dei due protagonisti. L'esile intarsio è coinvolgente, ma insufficiente a reggere la durata del montato finale, che ha ambizioni esagerate rispetto alla concreta ma risicata pretesa della storia.

 

Vu Trong Phung, IL GIOCO INDISCRETO DI XUAN (1936)

gioco_indiscreto_di_xuanMorto non ancora ventisettenne di tubercolosi, proprio come il padre, Vu Trong Phung (1912-1939) è oggi considerato uno dei letterati vietnamiti più rappresentativi del ventesimo secolo, nonostante durante il protettorato francese fosse stato accusato di decadenza e oltraggio alla morale. Nella sua breve vita ha composto almeno otto romanzi e numerose opere teatrali, ma Il gioco indiscreto di Xuan, uscito nel 1936, rimane il suo testo più conosciuto e rappresentativo. Bandito fino al 1986, e oggi paradossalmente inserito nei programmi di studio delle scuole, è una satira dissacrante e pungente della colonizzazione - o meglio di quel travolgente anelito di occidentalizzazione forzata che travolse il paese in quegli anni. I referenti evidenti sono il Bel Ami di Guy de Maupassant e il Candido di Voltaire, con la scalata ai vertici dell'alta società di un sottoproletario senza qualità in sola forza di una buona capacità mimetica rispetto a ciò che lo circonda.

 

Double Trouble (Taiwan, 2012)

double_trouble_0Per il suo esordio alla regia David Chang - assistente in Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma (2010), Missing (2008) e Secret (2007), tra gli altri - assembla un pretestuoso buddy movie che associa una guardia museale taiwanese a una cinese in una caccia per recuperare una stele vecchia di quattro secoli, trafugata da una coppia di ragazze poco vestite e comandate da un cinese che parla in inglese (è il cattivo, d'altra parte). Tra blandi commentari sul rapporto tra Taiwan e Cina, scene d'azione carismatiche ma volatili, qualche boutade comica che non si eleva oltre un cagnolino che esprime la sua gioia sessuale, a regnare sono le pesanti inconsequenzialità della sceneggiatura. Double Trouble è un amalgama poco ispirato che tenta di fare cassa vendendo Jaycee Chan come erede action-comico di papà Jackie - con tanto di errori dal set che scorrono durante i titoli di coda.

 

Howling (2012)

howling_0Partendo dal romanzo della scrittrice di mystery giapponese Asa Nonami (The Hunter, originariamente pubblicato nel 1996), Yoo Ha torna alle atmosfere plumbee di A Dirty Carnival (2004), mettendo questa volta in scena il sessismo e la disperata misoginia della società coreana. Facendo procedere in parallelo le indagini su una serie di misteriosi omicidi perpetrati da un cane/lupo e i soprusi che la protagonista continua a subire sul posto di lavoro, Yoo riesce a gestire anche le parti emotivamente più forti, a differenza che nel precedente, incerto e urlato A Frozen Flower (2008).

 

Chan Ho Kei, DUPLICE DELITTO A HONG KONG (2011)

duplice_delitto_a_hong_kongUn mystery agile e diretto ambientato a Hong Kong, tra Mongkok e il Western District. La scrittura nervosa e semplice di Chan Ho Kei immerge in un'indagine su un duplice omicidio avvenuto sei anni prima e dichiarato risolto da tempo. La riapertura del caso coincide con un viaggio a ritroso nella memoria di Hui Yau-yat, un detective scrupoloso che soffre di una grave forma di amnesia: per lui indagare sull'omicidio significa anche scoprire cosa gli sia successo nel mentre. Da queste coordinate in qualche modo classiche, Chan ritaglia un percorso di falsi indizi e false piste, che conducono a una serie di disvelamenti sorprendenti nel finale.

 

Kirino Natsuo, UNA STORIA CRUDELE (2004)

storia_crudeleNoir e storia di formazione si intrecciano nel romanzo di Kirino Natsuo, che con l'usuale semplicità e immediatezza seziona la psiche di una bambina ostaggio di uno sconosciuto. In un primo momento sembra la solita storia di rapimento in cui si instaura un rapporto in filigrana tra vittima e carnefice, ma Una storia crudele ha uno sguardo più ampio, capace di ricostruire le ambiguità di una situazione estrema protratta per un lungo periodo di tempo, con gli effetti inattesi e sconvolgenti sulla protagonista, ormai donna e divenuta scrittrice, che narra in flashback gli avvenimenti in un libro lasciato al marito prima di scomparire misteriosamente.

 

11.25: The Day Mishima Chose His Own Fate (2012)

11_25_the_day_mishima_chose_his_own_fate_0Per la seconda volta Wakamatsu Kōji affronta la figura di Mishima Yukio: lo aveva già fatto nel 1970, con il film The Woman Who Wanted to Die, su impulso immediato del grande impatto suscitato dal tentato colpo di stato e conseguente suicidio dello scrittore, il 25 novembre del 1970. Con lo spirito anarcoide che caratterizzava quella sua fase artistica, il regista vedeva la figura dello scrittore, insieme alla tradizionale saga dei 47 ronin, come portatrice di valori tradizionali di morte, il seppuku, il suicidio rituale del samurai, e lo shinjū, il doppio suicidio di amanti, che inducono nei personaggi del film una tensione all’autodistruzione in un connubio di eros e tanathos. Oggi la figura di Mishima rientra in un percorso di rilettura storica che il regista sta facendo, con il dovuto distacco, di quegli anni, come già il precedente United Red Army (2007), in cui era invece politicamente coinvolto.

 


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