Fautore di un cinema frastornante (ed estenuante) di pose stilizzate ed effettacci fini a se stessi, Kitamura Ryuhei trascende l'opera cui dovrebbe ispirarsi - l'omonimo manga in un unico volume di Takahashi Tsutomu - per trasportarla nel suo mondo di prolissi combattimenti, veloci movimenti di macchina e pacchianerie assortite.
Da questa prospettiva Alive è emblematico. A un condannato a morte viene offerta una possibilità di salvezza: viene rinchiuso in una cella insieme a un altro criminale per un misterioso esperimento (c'è di mezzo un malvagio spirito in cerca di una dimora corporea). Al posto di sfruttare il setting metallico-claustrofobico, la tensione crescente tra i due detenuti, l'incognita dello spettro e il carattere definitivo dei sentimenti dispiegati (la ricerca dell'agognata libertà, l'affetto disperato della donna-aguzzina per la sorella-posseduta), Kitamura predispone uno showdown coatto e sopra le righe a suon di improbabili vestiti plasticosi, pose ingrugnite da duri e coreografie penose (il soldato-perfetto allevato dai militari è palesemente ridicolo nei suoi muscoli dopati!). L'aggravante, difetto congenito di tutti i suoi film, è la lunghezza eccessiva, quasi due ore. Alive è mortifero, e Kitamura si conferma la gramigna infestante dell'ultimo cinema giapponese, con un ego sproporzionato rispetto al reale valore.
paese: Giappone
anno: 2002
regia: Kitamura Ryuhei
sceneggiatura: Kiriyama Isao, Yamaguchi Yudai, Kitamura Ryuhei
attori: Sakaki Hideo (Yashiro Tenshu), Sugata Shun (Matsuda), Ryo (Saegusa Yurika), Koyuki (Saegusa Asuka), Oda Erika (Hara Misako), Sakaguchi Tak (Zeros), Kunimura Jun (Kojima), Sugimoto Tetta (Gondoh)
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