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Hanji (2011)

hanji_0Pil-yong accetta un lavoro in un progetto che si prefigge lo scopo di rivalutare la tradizione dell'arte dello hanji, mettendola al servizio del restauro degli annali della dinastia Joseon, unico lascito scritto di un'epoca lontana. Nonostante i problemi economici e le difficoltà nel portare a termine il lavoro, Pil-yong viene coinvolto sempre più personalmente dal suo compito, fino a trasformarlo in un percorso esistenziale verso una maggiore conoscenza di sé.

 

Love on Credit (2011)

love_on_credit_0Commedia romantica sui patemi d'amore delle nuove generazioni cinesi, dilaniate tra soldi e sentimenti nel panorama del capital-comunismo avanzato. Zhang Yibai, qui produttore, da sempre attento a rappresentare la velocità dei cambiamenti con stile patinato e urbano, chiama da Taiwan Leste Chen (l'horror The Heirloom, del 2005, la scoperta della sessualità in Eternal Summer, del 2006), concedendo il ruolo principale alla supermodella taiwanese Lin Chi-ling, che poco dopo aver esordito in La battaglia dei tre regni/Red Cliff di John Woo si concentra in un riuscito doppio ruolo. Messa in scena spigliata, personaggi sfumati e produzione meticolosa funzionano egregiamente a livello d'intrattenimento, è semmai il soggetto e il suo sviluppo programmatico, con involuzioni fragorose nella seconda parte, a lasciare perplessi, nel dipingere un modello di donna ancora schiavo dell'idealizzato principe azzurro (che abbia i soldi o meno).

 

Sunny (2011)

sunny_2011_0Di riflessioni sull'amicizia messa alla prova del tempo, dalle scuole alla maturità, è piena la storia del cinema, ma se si riesce a incrociare personaggi equilibrati, il giusto tono nostalgico e qualche tocco da commedia per stemperare, l'empatia con il pubblico è immediata: ne è prova il successo clamoroso di Sunny, al momento secondo incasso coreano dell'anno, superato solo dallo storico d'azione Arrow, the Ultimate Weapon. Kang Hyeong-cheol, dopo il divertente ma altalenante Scandal Makers/Speed Scandal (2008),  regola la scrittura e compone con intelligenza dramma e spensieratezza, costruendo il film sulle numerose attrici protagoniste - irresistibili. Film corale al femminile che non si limita a calcare la mano (spesso eccessivamente) su personaggi e dialoghi accentuati, ma che riesce anche a inserire un percorso di riscoperta della propria individualità, disancorata dal ruolo sociale (di moglie o madre) cui la società confuciana spesso relega le donne.

 

Blind (2011)

blind_0Secondo lungometraggio di Ahn Sang-hoon dopo l'altalenante horror Arang (2006), sempre nell'alveo dei film di genere: in questo caso si tratta di un thriller formulaico con protagonista una ragazza diventata cieca in seguito a un incidente, vittima delle minacce di un possibile serial killer. Ritmo e costruzione dei personaggi riescono a incuriosire, tenendo desta l'attenzione, salvo un finale scombinato ed esagerato che rovina parzialmente la resa. Gli incassi sono stati comunque lusinghieri.

 

Front Line, The (2011)

front_line_0Nuova magniloquente messa in scena del conflitto coreano, visto questa volta nei suoi strascichi finali, a pochi mesi dalla tregua definitiva che sanciva i confini al 38° parallelo. Jang Hun, aiuto di Kim Ki-duk che ha subissato il maestro in popolarità grazie a Rough Cut (2008) e soprattutto Secret Reunion (2010), riesce a coniugare in questo caso spettacolarità e riflessione in qualche modo pacifista. Il punto di vista è quello dei soldati di prima linea nell'inutile e ripetuta battaglia per conquistare e riconquistare una insignificante collina di fango e sangue: perdità dell'umanità e disperazione sono i soli esiti possibili. Candidato ufficiale della Corea del Sud agli Oscar per il miglior film straniero, ha generato qualche polemica di verosimiglianza e non è esente da difetti, ma riesce a coinvolgere e far inorridire nelle sue brutalità bipartisan.

 

Ghastly / Gisaeng Spirit (2011)

ghastly_0Horror estivo che punta sulla violenza - più insistita e cruenta rispetto a White: The Melody of the Curse (2011) e The Cat (2011) - per innescare una messa in discussione dell'unità e dei ruoli all'interno della famiglia tradizionale. L'esordio di Ko Seok-jin, assistente di Min Byung-chun in Phantom the Submarine (1999) e Natural City (2003), cerca di sorpassare i confini del genere in un discorso teorico più ampio, ma una sceneggiatura involuta, tecniche di suspence abusate e una certa insipienza dei protagnonisti condannano l'operazione a ricadere nei più banali cliché sulla possessione infantile.

 

Helldriver (2011)

helldriver_0Dopo Tokyo Gore Police (2008), Vampire Girl vs. Frankenstein Girl (2009) e la co-regia di Mutant Girls Squad (2010), l'esperto di effetti speciali splatter a basso costo e alto tasso ematico Nishimura Yoshihiro non allenta la presa e assembla una altra festa gore che si rifiuta di decelerare. Se possibile anzi accelera, visto che in quasi due ore il sangue continua a sgorgare ininterrottamente, tra geyser ed esplosioni di carne, urla selvagge e il tono generale da commedia nera sbroccata e autocompiaciuta. L'ambientazione post-apocalittica e la presenza di simil-zombie-cornuti, oltre a un'eroina risorta con katana/sega-circolare meccanizzata, forniscono solo il pretesto per una blanda satira sociale (diritti civili, divisioni tra "ricchi" e "poveri", con tanto di muro di cinta) - il resto è un profluvio d'azione acrobatica esuberante e banalmente ripetitiva, per quanta inventiva.

 

Arrow, the Ultimate Weapon / War of the Arrows (2011)

arrow_ultimate_weapon_0Il maggiore incasso dell'anno in Corea, dopo il sorpasso ai danni dell'inatteso successo Sunny, è un'avventura storica dal forte retrogusto nazionalista. Un film d'azione dal soggetto risicato sorretto da una messa in scena maestosa, che trasforma in epica ogni gesto e sguardo, gonfiando a dismisura i sentimenti grazie al montaggio serrato e alla frenesia della macchina da presa. Dopo il mystery con risvolti da commedia Paradise Murdered (2007) e il thriller Handphone (2009), Kim Han-min consolida la sua posizione nell'industria coreana e relega blockbuster annunciati come Sector 7 e Quick alle retrovie.

 

Raid, The (Indonesia, 2011)

raid_0Una squadra speciale della polizia prende d'assalto il condominio-fortezza di un signore della droga, anche se si rende conto ben presto di essere attesa dai criminali. E l'accoglienza non è delle migliori. Gareth Huw Evans è gallese di nascita ma indonesiano d'adozione, tanto che la componente europea del suo cinema risulta sostanzialmente assente; uno sprezzo del pericolo come quello ammirato in The Raid resta patrimonio di altre latitudini. L'Indonesia si conferma terra devota al cinema di genere e così Evans, come Brian Yuzna prima di lui, in cerca di manodopera a basso costo e voglia sincera di exploitation, confeziona qualcosa che assomiglia molto a un nuovo standard, un punto di riferimento con cui fare i conti per molto cinema che del disprezzo del politicamente corretto ha fatto una religione.

 

Tomie: Unlimited (2011)

tomie_unlimited_0Nono capitolo nel franchise di Tomie, ispirato al crepitante manga di Ito Junji. Il fatto che una storia insinuante e avvolgente, per nulla diretta nella costruzione delle spire di terrore, fosse stata affidata alle cure di Iguchi Noboru, notoriamente poco incline alle sottigliezze, come dimostrano i lidi gore e grotteschi raggiunti da The Machine Girl (2008) e Robo-geisha (2009), poteva destare qualche preoccupazione. Tomie: Unlimited però si dimostra una rivisitazione schizzata e strisciante della figura liminale di Tomie, eterno perturbante femminile-adolescenziale. Iguchi tiene sotto controllo il suo lato più camp, lasciandolo debordare solo in una manciata di sequenze deragliate, riuscendo a costruire un'atmosfera fibrillante nella relazione tra le due sorelle protagoniste. Ne rimane un film imperfetto, ma efficace nella sua meditata immediatezza.

 

Topo Gigio and the Missile War / Topo Gigio e la guerra del missile (1967)

topo_gigio_and_the_missile_war_0Topo Gigio è probabilmente uno dei personaggi “animati” italiani più famosi al mondo. Creato nel 1959 da Maria Perego, il pupazzo, con la sua voce storica fornita da Peppino Mazzullo, è diventato un’icona della nostra televisione, con apparizioni che vanno sin dagli anni ’60 con Canzonissima e Carosello. Romantico, ingenuo, dolce e pieno di umorismo, Topo Gigio ha avuto uno straordinario successo internazionale, dall’America Latina e gli Stati Uniti sino in Giappone. Proprio nel paese asiatico, nel 1988, la Nippon Animation produce la serie animata Toppo Jijo - Yume Miru Toppo Jijo, ovvero Bentornato Topo Gigio, sbarcata sulla televisione italiana nel 1992. Già nel 1967, però, il grande Ichikawa Kon realizzava questo Toppo Jijio no botan senso, distribuito anche negli Usa con il titolo Topo Gigio and the Missile War.

 


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