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Sunny (2011)

sunny_2011_0Di riflessioni sull'amicizia messa alla prova del tempo, dalle scuole alla maturità, è piena la storia del cinema, ma se si riesce a incrociare personaggi equilibrati, il giusto tono nostalgico e qualche tocco da commedia per stemperare, l'empatia con il pubblico è immediata: ne è prova il successo clamoroso di Sunny, al momento secondo incasso coreano dell'anno, superato solo dallo storico d'azione Arrow, the Ultimate Weapon. Kang Hyeong-cheol, dopo il divertente ma altalenante Scandal Makers/Speed Scandal (2008),  regola la scrittura e compone con intelligenza dramma e spensieratezza, costruendo il film sulle numerose attrici protagoniste - irresistibili. Film corale al femminile che non si limita a calcare la mano (spesso eccessivamente) su personaggi e dialoghi accentuati, ma che riesce anche a inserire un percorso di riscoperta della propria individualità, disancorata dal ruolo sociale (di moglie o madre) cui la società confuciana spesso relega le donne.

 

Last Love (Thailandia, 2003)

last_love_0Rose, artista sulla trentina, divorziata e con tre figli a carico, è contesa dal giovane Pat, cui è legata da un'amicizia molto intima, e dal più maturo insegnate Chidchua. Prima è Pat ad avere la meglio, ma quando nella vita del ragazzo subentra Mattain, una ricca coetanea, il suo rapporto con Rose si interrompe (troppo) bruscamente. Chidchua coglia la palla al balzo e conquista l'amata sfruttandone il momento di depressione. Ma il destino è contro Rose: Chidchua, anche lui pittore, vince una borsa di studio e vola in tutta fretta a Firenze, lasciando momentaneamente la compagna che ha promesso senza troppa convinzione di raggiungerlo in Italia. Pat, a sua volta abbandonato da Mattain, emigrata all'estero per proseguire gli studi, torna alla carica, forte della sua gioia di vivere, della sua spontaneità e del fascino paterno che esercita sui tre bambini della donna, che in lui, cui sono fortemente affezionati, vedono un fratello maggiore.

 

Mitsuko Delivers (2011)

mitsuko_delivers_0Una commedia stralunata che inneggia all'unità fraterna e disinteressata in risposta alle avversità economiche e del destino, inseguendo una società altra nell'immediato, in parallelo alla società ufficiale del capitale e dell'individualismo. Ishii Yuya prosegue la sua indagine nostalgica e insieme dadaista del Giappone contemporaneo: dai tempi di Bare-Assed Japan (2005) e Girl Sparks (2007) ha irrobustito le qualità narrative, ma riesce a conservare quell'urgenza fuori dagli schemi nello stravolgere la compattezza formale del paese in un ritratto corale di personaggi naif, strambi, un po' ottusi, ripartendo dai riconoscimenti per il precedente Sawako Decides (2010) verso nuovi orizzonti.

 

Last Life in the Universe (Thailandia, 2003)

last_life_in_the_universe_0Pellicola thailandese che, alla luce di quel che finora ho visto di questa cinematografia, spiazza alquanto: non siamo di fronte a una ripresa/attualizzazione degli stilemi classici del cinema tailandese (il melodramma, i colori iper-saturi della fotografia, i personaggi spesso ingenui o monodimensionali, come ad esempio nel caso de Le lacrime della tigre nera e Mon-rak Transistor, il film precedente di Pen-ek Ratanaruang), ma a un omaggio al cinema giapponese contemporaneo, a cominciare dal protagonista (Asano Tadanobu), passando per il divertente cameo del regista Miike Takashi, fino ad arrivare alla trama che mescola yakuza movie e tormento esistenziale (durante la prima parte il protagonista Kenji - bibliotecario giapponese trapiantato in Thailandia - progetta e tenta svariate volte il suicidio, fino all'incontro surreale/agghiacciante con la prostituta tailandese Noe - l'attrice Sinitta Boonyasak - della quale s'innamora); inoltre c'è la fotografia fredda delle sequenze metropolitane ambientate a Bangkok in contrapposizione a quella calda/ovattata della campagna thailandese, il tutto ad opera di Christopher Doyle, da sempre stretto collaboratore del regista hongkonghese Wong Kar-wai... ci siamo intesi!

 

Seven Samurai / I sette samurai (1954)

seven_samurai_0Da sempre e per sempre un punto di riferimento, oltre che uno dei rari casi in cui l'enfasi, più che consentita, è benvenuta, I sette samurai di Kurosawa Akira vanta tante imitazioni quanti sono i plausi ricevuti negli anni. Per trent'anni ne è circolata una versione ridotta, insignita del Leone d'Oro, prima di una nuova epifania di durata superiore alle tre ore. Che è giusto quanto basta per affrontare tematiche che abbracciano il mondo dei samurai, dei contadini e dei briganti ma nel farlo abbracciano l'umanità intera, quella folla di minuscoli esseri che abitano, ma spesso infestano, il pianeta Terra. Come per Boccaccio l'evento della peste permetteva di scavare negli anfratti dell'animo umano, così per Kurosawa è il medioevo dei predoni – quello di Rashômon, per intenderci, anche se ambientato nel periodo Heian – a fornire il terreno ideale per mettere in scena le più diverse sfaccettature dell'uomo.

 

King Maker, The (Thailandia, 2005)

king_maker_01547: Fernando De Gama, un soldato di fortuna portoghese, naufraga sulle coste dell'Asia, unico sopravvissuto a una violenta tempesta nell'oceano Indiano. Catturato da mercanti di schiavi arabi, viene portato ad Ayutthaya per essere venduto al miglior offerente. Dopo una disperata fuga, Fernando viene riscattato da Maria, fanciulla portoghese al seguito del padre, Philippe, consigliere militare del re di Siam. Il mercenario viene ben accolto nella comunità portoghese e lentamente si scopre attratto dalla ragazza. Il re dichiara però guerra ai dissidenti del nord e precetta tutti i soldati a lui fedeli, compresi contingenti giapponesi e portoghesi. La campagna è vittoriosa, ma forze oscure minacciano la sicurezza del regno. La regina manovra dietro le quinte per liberarsi del consorte e insediare sul trono il suo amante. Fernando, intanto diventato guardia personale del re insieme all'amico Tong, scopre che il padre di Maria è coinvolto negli intrighi: non è l'unica rivelazione spiacevole sull'apparentemente bonario Philippe...

 

World without Thieves, A (2004)

world_without_thieves_0Adattato da una novella di Zhao Benfu, il nuovo film di Feng Xiaogang è un kolossal morale sulla possibile redenzione di una coppia di ladri provetti. Wang Li e Wang Bo, sodali nella vita come nel crimine, sono sul punto della rottura: lei vorrebbe smetterla con la vita itinerante della borseggiatrice, lui non ne vede il motivo, felice del suo status e dei soldi facili. Wang Li si ritrova a difendere l'estenuante ideale di un contadino, il quale è convinto che i ladri non esistano ed è per questo deciso a prendere senza alcuna precauzione il treno che lo riporterà a casa, imbottito dei guadagni di una vita. Peccato che il treno sia stracolmo di ladri: Wing Bo dovrà allora decidere se arraffare i soldi e fregarsene di tutto il resto o se schierarsi con la donna che ama, aiutandola a impedire che gli altri ladri se ne approfittino dell'ingenuotto.

 

Arrow, the Ultimate Weapon / War of the Arrows (2011)

arrow_ultimate_weapon_0Il maggiore incasso dell'anno in Corea, dopo il sorpasso ai danni dell'inatteso successo Sunny, è un'avventura storica dal forte retrogusto nazionalista. Un film d'azione dal soggetto risicato sorretto da una messa in scena maestosa, che trasforma in epica ogni gesto e sguardo, gonfiando a dismisura i sentimenti grazie al montaggio serrato e alla frenesia della macchina da presa. Dopo il mystery con risvolti da commedia Paradise Murdered (2007) e il thriller Handphone (2009), Kim Han-min consolida la sua posizione nell'industria coreana e relega blockbuster annunciati come Sector 7 e Quick alle retrovie.

 

World, The (2004)

world_0The World (in originale Shijie) è un parco tematico poco fuori Pechino. È un mondo in miniatura, in cui i più famosi monumenti sparsi per il globo sono riprodotti in scala. In questo spazio assistiamo alla storia di Tao, dipendente del parco come ballerina: ama Taisheng, che a sua volta ama Qun. Intorno a questi personaggi ruotano le vicende degli altri colleghi desiderosi di realizzare i propri sogni. È superfluo raccontare la trama di un film corale come questo, dove ognuno dei personaggi ha vita propria e, nello stesso tempo, interagisce con gli altri in una sorta di simbiosi e necessità esistenziale.

 

Blind (2011)

blind_0Secondo lungometraggio di Ahn Sang-hoon dopo l'altalenante horror Arang (2006), sempre nell'alveo dei film di genere: in questo caso si tratta di un thriller formulaico con protagonista una ragazza diventata cieca in seguito a un incidente, vittima delle minacce di un possibile serial killer. Ritmo e costruzione dei personaggi riescono a incuriosire, tenendo desta l'attenzione, salvo un finale scombinato ed esagerato che rovina parzialmente la resa. Gli incassi sono stati comunque lusinghieri.

 

White Gardenia (2005)

white_gardenia_0Opera prima come regista e sceneggiatrice dell'attrice e docente di cinema Jiang Lifen, White Gardenia è un melodramma storico ambientato tra la fine degli anni '30 e l'inizio dei '50. Tutto ruota intorno alla vita di Yang Liuquing, interpretata in un continuo sottotono dalla stessa Jiang Lifen, che scorre abitudinaria tra i lavori domestici, l'aiutare il marito medico e accudire i figli e la nonna.

 


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