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Arrow, the Ultimate Weapon / War of the Arrows (2011)

arrow_ultimate_weapon_0Il maggiore incasso dell'anno in Corea, dopo il sorpasso ai danni dell'inatteso successo Sunny, è un'avventura storica dal forte retrogusto nazionalista. Un film d'azione dal soggetto risicato sorretto da una messa in scena maestosa, che trasforma in epica ogni gesto e sguardo, gonfiando a dismisura i sentimenti grazie al montaggio serrato e alla frenesia della macchina da presa. Dopo il mystery con risvolti da commedia Paradise Murdered (2007) e il thriller Handphone (2009), Kim Han-min consolida la sua posizione nell'industria coreana e relega blockbuster annunciati come Sector 7 e Quick alle retrovie.

 

Blind (2011)

blind_0Secondo lungometraggio di Ahn Sang-hoon dopo l'altalenante horror Arang (2006), sempre nell'alveo dei film di genere: in questo caso si tratta di un thriller formulaico con protagonista una ragazza diventata cieca in seguito a un incidente, vittima delle minacce di un possibile serial killer. Ritmo e costruzione dei personaggi riescono a incuriosire, tenendo desta l'attenzione, salvo un finale scombinato ed esagerato che rovina parzialmente la resa. Gli incassi sono stati comunque lusinghieri.

 

Front Line, The (2011)

front_line_0Nuova magniloquente messa in scena del conflitto coreano, visto questa volta nei suoi strascichi finali, a pochi mesi dalla tregua definitiva che sanciva i confini al 38° parallelo. Jang Hun, aiuto di Kim Ki-duk che ha subissato il maestro in popolarità grazie a Rough Cut (2008) e soprattutto Secret Reunion (2010), riesce a coniugare in questo caso spettacolarità e riflessione in qualche modo pacifista. Il punto di vista è quello dei soldati di prima linea nell'inutile e ripetuta battaglia per conquistare e riconquistare una insignificante collina di fango e sangue: perdità dell'umanità e disperazione sono i soli esiti possibili. Candidato ufficiale della Corea del Sud agli Oscar per il miglior film straniero, ha generato qualche polemica di verosimiglianza e non è esente da difetti, ma riesce a coinvolgere e far inorridire nelle sue brutalità bipartisan.

 

Ghastly / Gisaeng Spirit (2011)

ghastly_0Horror estivo che punta sulla violenza - più insistita e cruenta rispetto a White: The Melody of the Curse (2011) e The Cat (2011) - per innescare una messa in discussione dell'unità e dei ruoli all'interno della famiglia tradizionale. L'esordio di Ko Seok-jin, assistente di Min Byung-chun in Phantom the Submarine (1999) e Natural City (2003), cerca di sorpassare i confini del genere in un discorso teorico più ampio, ma una sceneggiatura involuta, tecniche di suspence abusate e una certa insipienza dei protagnonisti condannano l'operazione a ricadere nei più banali cliché sulla possessione infantile.

 

Paradise Kiss (2011)

paradise_kiss_0Dal manga di Yazawa Ai, pubblicato a partire dal 2000 e animato in una serie televisiva in dodici episodi nel 2005, arriva un live action ipercolorato e ultrazuccheroso che tenta di bissare il successo delle trasposizioni di Last Quarter (2004) e dei due Nana (2005-6). Il film ha convinto molti fan del fumetto, ma ha un'atmosfera laccata che nuoce alla sua credibilità, e un gusto vistosamente kitsch e scombinato nei guardaroba impiegati. Resta un racconto di maturazione e innamoramento leggero e sbarazzino, con parentesi tragiche e palpitazioni assortite, ambientato in un mondo della moda idealizzato.

 

Cat, The (2011)

cat_0Classico horror estivo che prende come spunto di partenza i gatti, animali considerati inquietanti e misteriosi fin dall'antichità in molte culture. Lo svolgimento è formulaico, basandosi sulle usuali tattiche di spavento sonore e di montaggio, ma riesce a mantenere desta l'attenzione senza sbavature o cadute di tono. Lo sfondo animalista è vagamente pretestuoso (l'indifferenza con cui vengono uccisi i gatti), eppure nel suo piccolo The Cat è costruito con coerenza e passione. Il limite evidente è semmai l'incapacità di ritrarre la grazia felina e melliflua dei gatti con il dovuto estro.

 

Raid, The (Indonesia, 2011)

raid_0Una squadra speciale della polizia prende d'assalto il condominio-fortezza di un signore della droga, anche se si rende conto ben presto di essere attesa dai criminali. E l'accoglienza non è delle migliori. Gareth Huw Evans è gallese di nascita ma indonesiano d'adozione, tanto che la componente europea del suo cinema risulta sostanzialmente assente; uno sprezzo del pericolo come quello ammirato in The Raid resta patrimonio di altre latitudini. L'Indonesia si conferma terra devota al cinema di genere e così Evans, come Brian Yuzna prima di lui, in cerca di manodopera a basso costo e voglia sincera di exploitation, confeziona qualcosa che assomiglia molto a un nuovo standard, un punto di riferimento con cui fare i conti per molto cinema che del disprezzo del politicamente corretto ha fatto una religione.

 

Tomie: Unlimited (2011)

tomie_unlimited_0Nono capitolo nel franchise di Tomie, ispirato al crepitante manga di Ito Junji. Il fatto che una storia insinuante e avvolgente, per nulla diretta nella costruzione delle spire di terrore, fosse stata affidata alle cure di Iguchi Noboru, notoriamente poco incline alle sottigliezze, come dimostrano i lidi gore e grotteschi raggiunti da The Machine Girl (2008) e Robo-geisha (2009), poteva destare qualche preoccupazione. Tomie: Unlimited però si dimostra una rivisitazione schizzata e strisciante della figura liminale di Tomie, eterno perturbante femminile-adolescenziale. Iguchi tiene sotto controllo il suo lato più camp, lasciandolo debordare solo in una manciata di sequenze deragliate, riuscendo a costruire un'atmosfera fibrillante nella relazione tra le due sorelle protagoniste. Ne rimane un film imperfetto, ma efficace nella sua meditata immediatezza.

 

Topo Gigio and the Missile War / Topo Gigio e la guerra del missile (1967)

topo_gigio_and_the_missile_war_0Topo Gigio è probabilmente uno dei personaggi “animati” italiani più famosi al mondo. Creato nel 1959 da Maria Perego, il pupazzo, con la sua voce storica fornita da Peppino Mazzullo, è diventato un’icona della nostra televisione, con apparizioni che vanno sin dagli anni ’60 con Canzonissima e Carosello. Romantico, ingenuo, dolce e pieno di umorismo, Topo Gigio ha avuto uno straordinario successo internazionale, dall’America Latina e gli Stati Uniti sino in Giappone. Proprio nel paese asiatico, nel 1988, la Nippon Animation produce la serie animata Toppo Jijo - Yume Miru Toppo Jijo, ovvero Bentornato Topo Gigio, sbarcata sulla televisione italiana nel 1992. Già nel 1967, però, il grande Ichikawa Kon realizzava questo Toppo Jijio no botan senso, distribuito anche negli Usa con il titolo Topo Gigio and the Missile War.

 

King Maker, The (Thailandia, 2005)

king_maker_01547: Fernando De Gama, un soldato di fortuna portoghese, naufraga sulle coste dell'Asia, unico sopravvissuto a una violenta tempesta nell'oceano Indiano. Catturato da mercanti di schiavi arabi, viene portato ad Ayutthaya per essere venduto al miglior offerente. Dopo una disperata fuga, Fernando viene riscattato da Maria, fanciulla portoghese al seguito del padre, Philippe, consigliere militare del re di Siam. Il mercenario viene ben accolto nella comunità portoghese e lentamente si scopre attratto dalla ragazza. Il re dichiara però guerra ai dissidenti del nord e precetta tutti i soldati a lui fedeli, compresi contingenti giapponesi e portoghesi. La campagna è vittoriosa, ma forze oscure minacciano la sicurezza del regno. La regina manovra dietro le quinte per liberarsi del consorte e insediare sul trono il suo amante. Fernando, intanto diventato guardia personale del re insieme all'amico Tong, scopre che il padre di Maria è coinvolto negli intrighi: non è l'unica rivelazione spiacevole sull'apparentemente bonario Philippe...

 

Sector 7 (2011)

sector_7_0Dopo la commedia rurale Mokpo, Gangster's Paradise (2003) e il più impegnato May 18 (2007), Kim Ji-hoon si lancia nella prima megaproduzione in 3D della storia del cinema coreano. E fallisce su larga scala. Visto in 2D il film può anche perdere in spettacolarità, ma rimangono ben evidenti le macroscopiche lacune narrative e produttive che sfiancano anche le migliori intenzioni. Incongrua versione ambientata su una piattaforma petrolifera di Alien (1979), Sector 7 manca di idee, di spunti visivi, è caotico nella presentazione di storia e personaggi, non riesce a integrare attori e ambienti ricreati al computer, lascia alla deriva la creatura mostruosa che avrebbe dovuto esserne lo snodo cruciale. Anche gli incassi sono stati più bassi del previsto - pur se non disastrosi - grazie al passaparola che ha sgonfiato l'hype da pubblicità massiva.

 


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