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Tomie: Unlimited (2011)

tomie_unlimited_0Nono capitolo nel franchise di Tomie, ispirato al crepitante manga di Ito Junji. Il fatto che una storia insinuante e avvolgente, per nulla diretta nella costruzione delle spire di terrore, fosse stata affidata alle cure di Iguchi Noboru, notoriamente poco incline alle sottigliezze, come dimostrano i lidi gore e grotteschi raggiunti da The Machine Girl (2008) e Robo-geisha (2009), poteva destare qualche preoccupazione. Tomie: Unlimited però si dimostra una rivisitazione schizzata e strisciante della figura liminale di Tomie, eterno perturbante femminile-adolescenziale. Iguchi tiene sotto controllo il suo lato più camp, lasciandolo debordare solo in una manciata di sequenze deragliate, riuscendo a costruire un'atmosfera fibrillante nella relazione tra le due sorelle protagoniste. Ne rimane un film imperfetto, ma efficace nella sua meditata immediatezza.

 

Ghastly / Gisaeng Spirit (2011)

ghastly_0Horror estivo che punta sulla violenza - più insistita e cruenta rispetto a White: The Melody of the Curse (2011) e The Cat (2011) - per innescare una messa in discussione dell'unità e dei ruoli all'interno della famiglia tradizionale. L'esordio di Ko Seok-jin, assistente di Min Byung-chun in Phantom the Submarine (1999) e Natural City (2003), cerca di sorpassare i confini del genere in un discorso teorico più ampio, ma una sceneggiatura involuta, tecniche di suspence abusate e una certa insipienza dei protagnonisti condannano l'operazione a ricadere nei più banali cliché sulla possessione infantile.

 

Paradise Kiss (2011)

paradise_kiss_0Dal manga di Yazawa Ai, pubblicato a partire dal 2000 e animato in una serie televisiva in dodici episodi nel 2005, arriva un live action ipercolorato e ultrazuccheroso che tenta di bissare il successo delle trasposizioni di Last Quarter (2004) e dei due Nana (2005-6). Il film ha convinto molti fan del fumetto, ma ha un'atmosfera laccata che nuoce alla sua credibilità, e un gusto vistosamente kitsch e scombinato nei guardaroba impiegati. Resta un racconto di maturazione e innamoramento leggero e sbarazzino, con parentesi tragiche e palpitazioni assortite, ambientato in un mondo della moda idealizzato.

 

Cat, The (2011)

cat_0Classico horror estivo che prende come spunto di partenza i gatti, animali considerati inquietanti e misteriosi fin dall'antichità in molte culture. Lo svolgimento è formulaico, basandosi sulle usuali tattiche di spavento sonore e di montaggio, ma riesce a mantenere desta l'attenzione senza sbavature o cadute di tono. Lo sfondo animalista è vagamente pretestuoso (l'indifferenza con cui vengono uccisi i gatti), eppure nel suo piccolo The Cat è costruito con coerenza e passione. Il limite evidente è semmai l'incapacità di ritrarre la grazia felina e melliflua dei gatti con il dovuto estro.

 

Come Rain Come Shine (2011)

come_rain_come_shine_0Lee Yoon-ki torna all'analisi di solitudine e quotidianità già presenti nel suo esordio (This Charming Girl, 2004), accompagnandole a una storia su un matrimonio finito. Lavorando per sottrazione e pause contemplative, scava il vuoto intorno ai due protagonisti: ma dove nel precedente My Dear Enemy (2008) riusciva a inscrivere le derive dei personaggi in un microcosmo vivo ed evoluto, qui adotta un minimalismo artsy già mostrato in Ad-Lib Night (2006) e Love Talk (2005), puntando su un'atmosfera d'attesa che monta senza poi esplodere in una direzione precisa. Un cinema del sentire già perfettamente riconoscibile, contraltare del più diretto Hong Sang-soo, che però qui evapora nell'inconsistente.

 

Letter to Momo, A (2011)

letter_to_momo_0Momo ha undici anni ed è orfana di padre, tragicamente scomparso in mare durante una delle sue ricerche. I continui viaggi del padre avevano spinto Momo a litigare con lui, proprio lo stesso giorno in cui è partito. Ora Momo si sente in colpa, per non aver potuto chiedere scusa, e custodisce gelosamente una lettera non finita, anzi appena iniziata, diretta a lei. Vi è scritto solo “Cara Momo”. Con sua madre, Momo lascia la città per trasferirsi nella piccola isola di Shio, nel mare interno. Ma la vita isolana getta in depressione la giovane, che passa le sue giornate a chiedersi cosa mai il padre desiderasse scriverle. Come se non bastasse, a Shio iniziano ad accadere strani eventi e tre strampalate presenze soprannaturali fanno la loro comparsa. Il tutto sembra legato a Momo, alla scomparsa di suo padre e a un libro antico che Momo trova nella soffitta della sua nuova casa.

 

Topo Gigio and the Missile War / Topo Gigio e la guerra del missile (1967)

topo_gigio_and_the_missile_war_0Topo Gigio è probabilmente uno dei personaggi “animati” italiani più famosi al mondo. Creato nel 1959 da Maria Perego, il pupazzo, con la sua voce storica fornita da Peppino Mazzullo, è diventato un’icona della nostra televisione, con apparizioni che vanno sin dagli anni ’60 con Canzonissima e Carosello. Romantico, ingenuo, dolce e pieno di umorismo, Topo Gigio ha avuto uno straordinario successo internazionale, dall’America Latina e gli Stati Uniti sino in Giappone. Proprio nel paese asiatico, nel 1988, la Nippon Animation produce la serie animata Toppo Jijo - Yume Miru Toppo Jijo, ovvero Bentornato Topo Gigio, sbarcata sulla televisione italiana nel 1992. Già nel 1967, però, il grande Ichikawa Kon realizzava questo Toppo Jijio no botan senso, distribuito anche negli Usa con il titolo Topo Gigio and the Missile War.

 

King Maker, The (Thailandia, 2005)

king_maker_01547: Fernando De Gama, un soldato di fortuna portoghese, naufraga sulle coste dell'Asia, unico sopravvissuto a una violenta tempesta nell'oceano Indiano. Catturato da mercanti di schiavi arabi, viene portato ad Ayutthaya per essere venduto al miglior offerente. Dopo una disperata fuga, Fernando viene riscattato da Maria, fanciulla portoghese al seguito del padre, Philippe, consigliere militare del re di Siam. Il mercenario viene ben accolto nella comunità portoghese e lentamente si scopre attratto dalla ragazza. Il re dichiara però guerra ai dissidenti del nord e precetta tutti i soldati a lui fedeli, compresi contingenti giapponesi e portoghesi. La campagna è vittoriosa, ma forze oscure minacciano la sicurezza del regno. La regina manovra dietro le quinte per liberarsi del consorte e insediare sul trono il suo amante. Fernando, intanto diventato guardia personale del re insieme all'amico Tong, scopre che il padre di Maria è coinvolto negli intrighi: non è l'unica rivelazione spiacevole sull'apparentemente bonario Philippe...

 

Sector 7 (2011)

sector_7_0Dopo la commedia rurale Mokpo, Gangster's Paradise (2003) e il più impegnato May 18 (2007), Kim Ji-hoon si lancia nella prima megaproduzione in 3D della storia del cinema coreano. E fallisce su larga scala. Visto in 2D il film può anche perdere in spettacolarità, ma rimangono ben evidenti le macroscopiche lacune narrative e produttive che sfiancano anche le migliori intenzioni. Incongrua versione ambientata su una piattaforma petrolifera di Alien (1979), Sector 7 manca di idee, di spunti visivi, è caotico nella presentazione di storia e personaggi, non riesce a integrare attori e ambienti ricreati al computer, lascia alla deriva la creatura mostruosa che avrebbe dovuto esserne lo snodo cruciale. Anche gli incassi sono stati più bassi del previsto - pur se non disastrosi - grazie al passaparola che ha sgonfiato l'hype da pubblicità massiva.

 

Juliets (Taiwan, 2010)

juliets_0Un omnibus che raccoglie tre storie d'amore ambientate in tre periodi diversi della storia di Taiwan. Denominatore comune è in qualche modo lo sfondo tragico e il richiamo allo Shakespeare di Romeo e Giulietta, con quest'ultima evocata nei nomi dei tre protagonisti. Tre storie minimali, dallo stile consapevole e ricercato, che compongono un'elegia dimessa di sentimenti puri. Con tutti i limiti delle operazioni a tema che riuniscono punti di vista distanti, Juliets rimane un ottimo ensemble che coglie diverse sfumature del nuovo cinema taiwanese.

 

Pearl in the Forest, A (Mongolia, 2008)

pearl_in_the_forest_0Alla suo esordio nel lungometraggio di finzione dopo i due documentari Khan Khentii Mountain (2003) e The Children of Ghenggis Khan (2004), Enkhtaivan Agvaantseren affronta un tema difficile e storicamente controverso, ferita aperta nella storia mongola della prima metà del XX secolo: le persecuzioni perpetuate da Stalin nei confronti della popolazione mongola e buriata durante le Grandi Purghe del 1934-1938. Il regista, che ha studiato in Russia, ha una buona mano e imbastisce il classico schema del (melo)dramma in costume, facendo della grande Storia lo sfondo su cui si muove un amore a tre.

 


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