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ANNO 2001
REGIA Toyoda Toshiaki
SCENEGGIATURA Toyoda Toshiaki
ATTORI Matsuda Ryuhei (Kujo), Arai Hirofumi (Aoki), Takaoka Sosuke (Yukio), Oshiba Yusuke (Kimura), Yamazaki Yuta (Ota), Oshinari Shugo (Yoshimura)
GENERE Drammatico
Il cambio nevralgico tra le leve di un istituto superiore maschile è lo sfondo per una parabola amara sulle illusioni e le speranze tradite, sull'amicizia e la futilità della crescita. Tratto da un manga breve di Matsumoto Taiyo (lo stesso autore cui si è ispirato Sori Fumihiko per Ping Pong), disegnatore dal tratto ruvido e spigoloso, Blue Spring si apre su un rito d'iniziazione, il gioco del battimano: gli studenti, appollaiati sul cornicione del terrazzo della scuola, si sfidano a battere le mani sospesi nel vuoto. Vince chi riesce a farlo più volte di fila senza schiantarsi al suolo. Secondo le usanze, in palio c'è il titolo di boss incontrastato e il dominio sull'intera scuola. A spuntarla è Kujo (un algido e indecifrabile Matsuda Ryuhei), la cui freddezza e disprezzo per la vita sono stemperati dall'empatia verso la cricca di amici, testardi adolescenti con ideali troppo grandi e vaporosi per essere rinchiusi nelle quattro mura della classe. Le prime scaramucce si hanno quando uno studente nippo-americano sfida l'egemonia, e si mette in testa di diventare il nuovo capo; ma i guai veri arrivano con il progressivo sfaldarsi della banda...
La lotta come unico baluardo contro l'apatia. L'edificio scolastico, blocco di cemento in mezzo al nulla, assurge a non-luogo della disillusione, dove un gruppo di giovani si muove sul limitare della maturità in preparazione a un mondo oscuro non troppo rassicurante: ci sono i sogni svaniti (la perdita dell'accesso alle finali di baseball), le facili promesse (entrare a far parte della yakuza), gli eccessi inconsapevoli (l'omicidio come sfogo), ma soprattutto l'amicizia. Quella grondante complicità, gioia, ma anche risentimenti e invidie sopite. Un microcosmo relazionale in cui una gioventù dispersa, abbandonata alla deriva dalla disgregazione post-industriale, viene schiacciata al suolo e spappolata dalla forza di gravità che si chiama società moderna. E tutta la rabbia repressa non può che trasformarsi in un urlo soffocato, precipitando in una opposizione priva di senso, esiziale, eppure essenziale - la lotta disperata e inevitabile tra Kujo e il suo migliore amico, Aoki. Perché la scuola non è ciò che vorrebbero gli insegnanti, voci indistinte capaci solo di blaterare frasi fatte, ma l'imporsi di quella spietata competizione per affermarsi che sarà la vita da adulti.
A emergere, grazie allo sguardo partecipe di Toyoda Toshiaki, non è un pamphlet morale sulla violenza nelle scuole giapponesi, quanto il ritratto vivido e stordente di un'età incontaminata, violentata dall'ingresso nel mondo della consapevolezza, dell'egotismo e dell'infrangersi dei desideri. Un'ombra famelica che - come ricorda il simbolico finale - crescendo abbandona le sembianze di demone per tornare a rispecchiare il suo unico artefice: l'uomo.

Stefano Locati

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